Da una nota del libro Siculi popolo Ario venuto dal Nord, pag. 171 (Passaggio al Bosco ed., 2023), di Alessandro Bonfanti

Enea, nel corso della narrazione del libro V dell’Iliade, è detto esser ferito da Diomede, e tratto in salvo dalla Dea Afrodite venne portato in una roccaforte frigia poco più a Nord, proprio dove sarebbero stati stanziati anche gli alleati traci. Il testo poetico può far riferimento, e non si sbaglia (è più facile che ci sbagliamo noi), ad un primo insediamento frigio, ad una prima fase di quella Pergamo, quale roccaforte del primo insediamento dei Frigi nell’Anatolia Nord-occidentale (provenienti dalle coste della Tracia) nella tarda età del Bronzo, che poi si ingrandì e divenne ben nota nei tempi storici, quasi fosse la continuazione della roccaforte troiana (Wilusa).
Anche in quella parte dell’Anatolia vi erano stanziati gruppi di Traci, così come menziona il testo omerico. Ed infatti il testo omerico ben dice che alleati dei Troiani erano anche i Traci ed i Frigi. L’unico problema è stabilire se Enea fosse frigio, o in parte di origine frigia, e che da ciò si è poi sviluppata tutta la narrazione relativa alla fuga di Enea assieme alla sua gente verso la Sicilia e l’Italia, onde dar inizio alla genealogia Iulia romana. Tanto è vero che non poche tradizioni parlano di Frigi principalmente, al punto di identificare quello stuolo proveniente dall’Anatolia e rimasto nella Sicilia occidentale non tanto troiano ma frigio. Enea è devoto ad Afrodite, la Dea che difende il popolo troiano ed i suoi alleati, fatto questo da considerare in un’ottica spiccatamente duméziliana: la protezione della terza funzione, quella produttiva, della ricchezza, sovrintesa da Afrodite ed Apollo, su cui si scagliava la seconda funzione, quella guerriera e psichica, sovrintesa da Ares con il supporto di Athena e Hera (Hera e Athena in questo caso sono in totale opposizione alla terza funzione); mentre la prima funzione, sovrintesa da Zeus Padre, ossia quella spirituale, osservava come arbitro dello scontro; la passione contro l’opulenza, l’orgoglio contro la preferenza al quieto vivere (quiritario): la prima funzione, sacerdotale e sattvica, la Voluntas-Spiritus, che osserva lo scontro tra la seconda funzione rajasica, la Mens, il Pensiero, e la terza funzione tamasica, l’Actio, che però a lungo andare può indurre al torpore.
Il Dio Apollo, infatti, protegge i Troiani, e così Enea, che lo salva dal secondo tentativo di Diomede che vuole ucciderlo. Il Dio Apollo che sovrintende al Logos, alla Ratio, non vuole che la passione offuschi l’anima, e che si giovi dell’armonia istaurata; è il Dio Apollo che conduce Enea nel suo santuario a Pergamo. E ciò ha fatto probabilmente nascere la versione narrativa sulle origini da Pergamo di Enea, quando invece a Pergamo, a Nord di Troia, vi era il santuario del Dio Apollo ove fu portato Enea ferito finché fosse curato da Latona e Artemide (dalla Luce della ragione nordica -il tipico flemma nordico- e dalla Castità). È noto che in Anatolia le popolazioni indoeuropee fossero particolarmente devote alla Dea Afrodite e alla Dea Cibele, soprattutto i Frigi, tanto che Enea è nato sotto il sacerdozio del padre Anchise alla Dea Afrodite, e che la sua nascita è stata sentita come ierogamica. Resta il fatto che gli Elimi erano proto-Illiri, parlavano una lingua molto simile a quella dei Siculi, perché frutto di una scissione dagli Enotri peninsulari. A questo popolo, come già detto, si sono aggiunti altri vari elementi, sempre indoeuropei: qualche elemento sicano, un gruppo acheo-troiano, che, perché no, avrebbe potuto avere in seno anche elementi frigi, ed infine quelli propriamente ellenici del periodo arcaico; ma senza mai sconvolgere la lingua, gli usi ed i costumi originari (altrimenti si sarebbe visto).
Circa Pergamo, si può dire che proprio la forma originaria sarebbe stata quella pelasgica, Purgamom ‘’Roccaforte’’ appunto (dal sostrato pelasgico nel Greco antico, *purg- ‘’altura’’, dalla forma ancestrale indoeuropea *bhṛgh- ‘’altura/collina/roccaforte’’, tanto che nel Celtico abbiamo tutti i toponimi in -briga e nel Germanico in -berg, -borg e -burg), che nel Frigio sarebbe invece stato qualcosa come *burg- > *berg-, dunque *Burgamon > *Bergamon (questo dovuto alla prossimità del Frigio al Greco antico in seno allo stesso macro-gruppo, anche nel trattamento delle sonanti, le quali vocalizzano allo stesso modo formando isoglosse, ṛ > ar, ra, er, re, non ur come nel proto-illirico Pelasgico), tenendo sempre in esclusione la lingua dei Traci, molto spesso (ma per errore) accostata a quella dei Frigi, perché trattasi di lingua indoeuropea del ramo orientale (non è kentum), e pertanto non potrebbe aver avuto queste forme fonetiche. Trattasi allora di una roccaforte di qualche insediamento dei Pelasgi passato poi ai Frigi (vedasi il trattamento di bh- > p-, che nel Frigio sarebbe stato b- e nel Greco antico ph-/f-, ben diverso dunque), in un contesto territoriale in cui vi erano passati anche i Traci. Ma anche i Pelasgi erano alleati dei Troiani, precisamente gli acheo-Troiani. La città odierna è denominata infatti Bergama, ma la forma storica, greca, è Πέργαμον (a volte, ma erroneamente Πέργαμος), con l’ovvia ri-fonologizzazione ellenica, di cui ho già parlato.

Enea e sua discendenza nell’atto del sacrificio ai Penati. Scena del rito indoeuropeo dei Suovetaurilia nell’Ara Pacis, I sec. a.C., Roma. Il momento solenne e augurale di fondazione è celebrato con una cornice a meandro composta da Svastikas.




