Spiriti Eroici: un nome denso di significato per un progetto freschissimo, ma con radici profonde. Volete dirci come nasce?
Il progetto prende forma al bancone del Bogside Pub di Casaggì: in questo ventennio abbondante di degustazioni e di serate a tema, infatti, è maturata la necessità di approfondire il vasto mondo delle bevande spiritose. L’incontro è stato sorprendente: i nostri superalcolici, infatti, rappresentano un patrimonio sterminato di storie, di contaminazioni e di ricerche. Raccontano i nostri sforzi, i nostri paesaggi e le nostre unicità: in questo senso, sono un veicolo dell’identità e della specificità, giacché esaltano il radicamento in un luogo e la trasmissione di un sapere. Del resto, lo abbiamo voluto rimarcare nella nostra presentazione: SPIRITI EROICI è un progetto di ricerca alcolica che unisce storia e cultura, riti e miti, tradizione e folklore, gusto e identità. Le bevande spiritose – da tempi ancestrali – hanno il potere di corroborare i corpi, tonificare gli animi, produrre convivialità e connettere con altre dimensioni. Se consumate in fedeltà al principio del limite, esse alimentano la custodia di una sapienza alchemica e popolare, trasmettendo un retaggio perenne. Non solo: esprimono l’unicità di un territorio, raccontandone il paesaggio e vivificandone le radici; esortano al superamento di sé, accantonando i formalismi e solleticando l’azione ardimentosa; rinsaldano i legami comunitari, stimolando la narrazione condivisa e l’allegria del focolare. Il nostro simbolo, ispirato alla metafora orientale del “cavalcare la tigre”, vuole essere un’esortazione all’eroismo dei piccoli gesti quotidiani: quello di chi – malgrado gli imprevisti e le avversità – decide di non farsi travolgere dagli eventi, prendendo le redini del proprio destino. In un mondo di passiva rassegnazione, dove si “beve per dimenticare”, noi brindiamo al ricordo attivo e solare: quello che si incarna e si rinnova, armonizzando l’eredità di ciò che è “prima, attraverso ed oltre”. Laddove imperano i pavidi astemi e i volgari tracannatori, degustare spiriti di qualità è un atto eroico.

L’eccellenza degli ingredienti e della lavorazione rappresenta uno dei vostri tratti distintivi. In un tempo in cui la quantità vince sulla qualità, una scelta coraggiosa…
Sì, assolutamente. I nostri prodotti, che sono realizzati in sinergia con un team di distillatori che ha ricevuto decine di premi mondiali, cercano di raggiungere un alto livello qualitativo. In termini commerciali, mutuando il linguaggio del settore, sono dei “prodotti premium”. Ma ciò che a noi interessa è la qualità della materia prima e l’eccezionalità della lavorazione: è questo che rende un alcolico unico, armonizzandone i sapori in un connubio ricercato ma accessibile. I riscontri ricevuti, in questo senso, sono straordinari: piacciono ai sommelier e agli addetti ai lavori, ma anche a chi cerca un buon digestivo o un buon aperitivo. Alla fine, la qualità è il motore di tutto.
“Trasvolata” e “Disobbedisco”, Balbo e D’Annunzio, il volo sull’Atlantico e la difesa di Fiume: continuerete a onorare le grandi imprese d’Italia con gli aromi dei vostri spiriti?
È lo scopo del nostro progetto. Rendere omaggio ai nostri eroi, proiettando le loro storie nell’immaginario collettivo nazionale. Non si tratta solo di uno storytelling: è la precisa volontà di darsi una linea di vetta, onorando il sacrificio e il coraggio, la determinazione e il rischio, il carattere e lo spirito d’avventura. L’Italia è stata una fucina di talenti e di geni: ha espresso una tensione meravigliosa, che oggi viene mortificata da una volgare rassegnazione. E invece no: siamo gli eredi di una grandezza senza tempo, che dobbiamo rivendicare con orgoglio.

Molto spesso, quando si parla d’identità, ci si scorda che il cibo, il vino, i liquori, le ricette tramandate e conservate non sono soltanto tratti gradevoli, ma aspetti fondamentali di una Tradizione, tramite cui un popolo parla attraverso i secoli. Come è possibile, oggi, rendere nuovamente l’enogastronomia veicolo di una visione identitaria?
Senza dubbio. Occorre dismettere i panni del consumatore, reimmergendoci nella profondità del nostro retaggio più autentico. Parte tutto da questa consapevolezza, che poi deve muovere una visione operativa più ampia, capace di orientare la politica e i comparti industriali. Ma tutto parte dai noi: dalle scelte che facciamo, dai prodotti che acquistiamo, dalle filiere che sosteniamo e dai gusti che privilegiamo. Le nostre tavole, nonostante tutto, possono essere il veicolo di una tenace espressione tradizionale: perché mantengono in vita degli usi e dei costumi, accompagnano i momenti di festa e di comunità, legano le generazioni e narrano i nostri territori. Mangiare e bere, in fondo, è un rito che si tramanda da sempre.
PER INFO E ORDINI: https://www.spiritieroici.it/




