“Return To The Land”: un nome che è anche un manifesto, nitido nella sua semplice chiarezza. Come e da dove ha avuto inizio la vostra avventura?
Quella di “comunità intenzionale” mi è sempre sembrata un’ottima idea, e già nel 2012, nei miei primi video su YouTube, promuovevo l’idea di creare raggruppamenti comunitari consapevoli e volontari come mezzo per affrontare molte delle problematiche culturali che affliggono la modernità. Nel frattempo, cresceva il mio interesse per la questione etnica, soprattutto negli Stati Uniti, e ho iniziato a sostenere l’idea che la comunità intenzionale avrebbe potuto rappresentare una soluzione praticabile per tutti gli americani eurodiscendenti desiderosi di preservare il proprio retaggio in una società in rapidissima evoluzione. Poco più di due anni fa, il futuro nucleo base di RTTL si è riunito per aiutare a metter su un piccolo campo su un appezzamento di mia proprietà nel Missouri. Chattando online, venne ben presto fuori l’ipotesi che vari membri acquistassero altri terreni in zona, per fondare tutti insieme una piccola comunità.
L’intuizione prese slancio, e la rotta del nostro percorso non tardò a virare. Peter Csere, il nostro attuale segretario, ha provveduto a delineare il quadro giuridico che ci caratterizza ancora adesso, e tutti ne abbiamo subito riconosciuto l’enorme potenziale. Proprietà dopo proprietà, è sorto così il sito dove oggi sorge la Comunità n°1.

Sappiamo che state preparandovi a inaugurare altri insediamenti in vari stati americani. Com’è la vita quotidiana in una comunità RTTL?
Return To The Land è un’associazione incentrata su un set di valori condivisi e su un retaggio comune, mira ad agevolare l’azione culturale dei propri membri, e non si immischia più di tanto nel modo in cui le singole comunità organizzano il proprio quotidiano. Cuore della nostra organizzazione sono i suoi membri, e può benissimo darsi che membri di vari stati stabiliscano obbiettivi e regolamenti diversi per i propri insediamenti. Ciò che come RTTL facciamo è aiutarli a definire un’amministrazione gerarchica e una divisione del lavoro, ma una volta che la comunità è formata, è essenzialmente autocefala.

Return To The Land si è trovato ad essere incessantemente bersagliato di critiche, minacce e azioni legali ostili. Il successo della vostra avventura si può davvero vedere come un passo decisivo nella lotta per la tutela della libertà di associazione dei cittadini eurodiscendenti negli Stati Uniti?
Sapevamo che la natura della nostra esperienza comunitaria avrebbe generato resistenze, non perché crediamo che ci sia qualcosa di sbagliato in quello che facciamo, ma perché a molte, troppe persone è stata inculcata una vera e propria ideologia anti-bianca. Il fatto che continuino ad attaccarci anche se ci limitiamo a farci gli affari nostri nel bel mezzo di una zona rurale, del resto, non fa che mostrare a tutti quanto sia profondo l’odio a sfondo razziale che pervade i nostri detrattori. Le bordate che riceviamo da sinistra sono tutto fuorché inattese, ma prevediamo anche che il grande pubblico americano, alla fine, ne avrà davvero abbastanza delle loro bassezze. Non sarà difficile per la maggior parte degli americani, una volta compreso la nostra comunità intenzionale davvero sia, capire che tutto ciò che vogliamo è creare un luogo sicuro per la nostra cultura e il nostro stile di vita, e come l’astio di chi ci dà contro cozzi clamorosamente con l’umiltà del nostro progetto. Per la sopravvivenza della nostra stirpe, niente è più doveroso di comunità composte e gestite da e per il nostro popolo. Non esiste costrutto retorico o legale più adeguato alle nostre esigenze e al perseguimento della nostra libertà, in questo inizio di XXI secolo, della semplice possibilità di vivere in pace. Chi ha in mente di costruire qualcosa di simile, come pure quanti partecipano alla più ampia lotta politica per la salvaguardia della civiltà europea, sarebbe opportuno ci riflettesse sopra, piuttosto che perdersi in parole grosse o smanie di grandezza.

In Europa, la nostra Patria comune piagata da flussi migratori fuori controllo, un consumismo dissennato, e una progressiva erosione identitaria, inizia a manifestarsi un associazionismo affine a quello da voi inaugurato negli Stati Uniti. Avete qualche suggerimento per chi ha fatto una scelta simile, e per tutti noi europei decisi a non abbandonare la via dei nostri avi?
Le associazioni comunitarie organizzate affini alla nostra linea hanno in Europa la nostra piena fiducia e il nostro sostegno, e siamo già in contatto con alcune di esse. A ciascuna nazione toccherà trovare soluzioni adeguate al proprio contesto giuridico e politico, ma il primo passo fondamentale che noi, come altri, abbiamo mosso, ossia la costituzione formale di associazioni private, si è rivelato universalmente utile ovunque sia stato attuato. Return To The Land conta già alcuni membri europei, ed è lieta di aiutare le persone a incontrare chi già opera sul territorio per i medesimi scopi. Un giorno, forse ci troveremo ad essere coinvolti più direttamente nella fondazione di comunità europee affiliate a RTTL, ma per adesso ci contentiamo di connettere i nostri membri a gruppi già esistenti, come la Woodlander Initiative in Gran Bretagna o Free Sweden in Svezia. Chiunque in Europa abbia un progetto simile al nostro è invitato a farsi conoscere, così che possiamo fornire a chi già è parte della nostra famiglia una mappa più esauriente delle opportunità disponibili nel Vecchio Continente.




