Il fascio littorio ha una storia molto più antica del movimento politico che, pur in tre fasi distinte e con continuità e fratture, caratterizzò la storia d’Italia fra il 1919 e il 1945. Le radici profonde del fascio vanno ricercate non a Roma, come sarebbero indotti a credere i più, bensì nella civiltà etrusca. A sostenere tale tesi sono in primo luogo Dionigi di Alicarnasso (Antichità romane, III, 59, 62) e Tito Livio (Ab Urbe condita, I, 8). Per entrambi gli autori i Romani avrebbero importato dall’Etruria l’usanza di far precedere i re dai littori recanti sulle spalle un fascio di verghe ed una scure. Floro (Epitoma de Tito Livio bellorum omnium annorum DCC1, 5, 6) e Stabone (Geografia V, 2,2) narrano, invece, che l’usanza sarebbe stata importata da Tarquinia; mentre Silio Italico (Puniche, VIII, 483 ss.) la fa derivare da Vetulonia. E fu proprio in una tomba di Vetulonia che l’archeologo Isidoro Falchi nel 1898 scoprì un piccolo fascio in ferro ossidato con nel mezzo un’ascia bipenne.
Il fascio littorio era il simbolo dell’imperium conferito ad un magistrato, insegna e strumento del suo potere coercitivo che si esplicava con la pena della fustigazione o della decapitazione. Materialmente il fascio era formato da bastoni (vergae) o di betulla o di olmo lunghi circa un metro e mezzo, tenuti insieme da corregge di cuoio di colore rosso. Nel fascio era inserita una scure sovrastante o posta lateralmente, con il taglio diritto verso l’esterno. I fasci erano normalmente portati sulla spalla sinistra dagli attendenti dei magistrati, i cosiddetti lictores. Secondo la tradizione, i sette re di Roma avevano ciascuno 12 littori con i fasci; il loro potere passò -con l’affermarsi della Res publica nel 509- a quelli che Polibio di Megalopoli definì l’elemento monarchico della “perfetta” costituzione romana: i consoli (i proconsoli, invece, avevano 11 fasci). La carica eccezionale e semestrale del dictator possedeva ben 24 fasces lictores, mentre sei spettavano al magister equitum ed al praetor, 5 al propretor, 2 all’edilis curulis ed 1 al quaestor. Anche il pontifex maximus, quando convocava i comitia calata, era preceduto dai fasces lictores. Nel 42 a.C. fu introdotta una novità: anche le sacerdotesse vestali vennero accompagnate dal fascius lictorius. Al tempo del Principato i governatori senatoriali ne avevano un numero proporzionale alla loro esperienza, i legati imperiali (senatori che erano anche comandanti militari) cinque e gli Imperatori 12 (ma, probabilmente, Augusto ne aveva 24 tutte le volte che si trovava fuori da Roma). Anche i magistrati municipali, secondo Cicerone, potevano fruire dei cosiddetti bacilli, ossia una dei “mini-fasci” costituiti da due sole verghe.

Le scuri venivano tolte dai fasci all’interno delle città e dei limiti dell’ager romanus, giacchè lo ius necis dei magistrati romani era limitato dal diritto di appello (provocatio) concesso al popolo contro le sentenze capitali. E’interessante notare che il magistrato faceva abbassare i fasci (demittere o submittere fasces) di fronte all’assemblea popolare, facendone così riconoscere la sovranità. Se un magistrato veniva destituito, i fasci venivano spezzati (fasces fracti); quando, invece, un magistrato vincitore di una battaglia era proclamato imperator, i suoi fasci venivano ricoperti di alloro (laureati). I fasci littori erano tenuti a rispettare la gerarchia nel senso etimologico del termine: se un magistrato ne incontrava un altro durante una cerimonia, i littori del magistrato più giovane erano tenuti ad abbassare i loro fasci in segno di rispetto. Quando un magistrato varcava le porte dell’Averno, aveva l’onore di avere una rappresentanza di fasci littori sulla propria tomba.
Sarebbe un grave errore pensare che il fascio littorio morì con i fasti della Roma imperiale e risorse con il Fascismo. In questo lunghissimo arco temporale molteplici e svariate furono le riprese. Pur non avendo alcun particolare risvolto esoterico, si tratta comunque di un simbolo universalmente indicante l’autorità. Particolarmente interessanti, al riguardo, sono i casi di Stati Uniti e Francia. Negli U.S.A. il fascio littorio figura negli stemmi della National Guard Bureau, del United States Reserve Army Civil Command, del distretto di Brooklyn, della United Tax Court e dello Stato del Colorado (dove è curiosamente sovrastato da un triangolo massonico); lo troviamo anche scolpito in alto rilievo nel Lincoln Memorial ed all’entrata della Coit Tower.

In Francia gli architetti iniziarono ad usare il fascio littorio come elemento decorativo sin dai tempi di Luigi XIII (16101643). Tale utilizzo è continuato, con le stesse finalità, fino al Primo Impero, quello di Napoleone Bonaparte (1804-1815). Assai interessante è l’impiego che del fascio littorio (spesso sovrastato da un berretto frigio) fecero i rivoluzionari dell’ottantanove quale simbolo di democrazia ed ordine sociale. In occasione della “primavera dei popoli” del 1848 e durante la lunga Terza Repubblica (1870-1940) il fascio littorio tornò in auge in quanto sigillo repubblicano portato in gloria dalla dea Libertà. Ufficialmente riconosciuto dalla Costituzione quale simbolo di unità e indivisibilità della Nazione, compare ufficialmente nello stemma della Repubblica Francese inghirlandato da foglie di ulivo (simbolo di pace) e di quercia (simbolo di giustizia): il tutto sotto l’acronimo R.F. (RepubblicaFrancese). Nel settennato di un conservatore d’antico stampo quale fu Valery Giscard d’Estaing lo stemma della Presidenza della Repubblica fu modificato per accogliere in sé il suddetto e siffatto fascio littorio.

Oggi il fascio littorio è ancora usato come stemma ufficiale dagli Stati di Ecuador, Camerun e Cuba; dalle forze di polizia, militari e giudiziarie di Svezia, Norvegia, Spagna ed Usa; dai comuni di Villejuif (Francia), del Canton San Gallo (Svizzera), di Isorella (Brescia, Italia), di Battaglia Terme (Padova), di Majano (Udine), di Mazzarino (Caltanisetta) e di Landau (Germania) e dalla famiglia nobile italiana dei Mazzarino- Mancini.
Dunque, avviandoci alle conclusioni, possiamo dire che la “migrazione” dell’etrusco-romano simbolo del fascio è stata assai ampia e durevole, quasi metapolitica.
Tuttavia, la Nazione dove, anche prima dell’avvento del fascismo e dei fascismi storici in Europa e nel mondo, si utilizzò (soprattutto in senso politico) la parola fascio fu l’Italia. Ma questa è un’altra storia che merita una trattazione a parte.




