“Su tutti i fronti, operiamo per conquistare i cuori e le menti. Ogni forma di militanza serve, e ognuno ha il proprio ruolo da svolgere.”
In tutta Europa, la politica sta cambiando sotto i nostri piedi. Istituzioni che un tempo godevano della fiducia di tutti – a prescindere dalle appartenenze politiche – ora suscitano scetticismo; i media tradizionali hanno smarrito la loro autorevolezza, e vanno rapidamente perdendo il proprio pubblico; il dibattito politico si è frammentato in fazioni ostili tra loro, che riescono a malapena a capire cosa i propri avversari stiano dicendo. Non sorprende, quindi, che i partiti politici tradizionali al potere in Europa stiano crollando, schiacciati dall’evolvere di questo contesto. La vecchia concordia postbellica che univa democrazia liberale, globalizzazione economica, diritti umani universali e progressismo sociale va disintegrandosi sotto i nostri occhi. Una cricca, questa, probabilmente più forte in Irlanda che in qualsiasi altro paese negli ultimi decenni, grazie a un sistema politico conforme e a media compiacenti.
In un simile contesto di decadenza istituzionale, è però emerso un modello. Movimenti più piccoli e ideologicamente coerenti hanno trovato il modo di esercitare una notevole influenza sul dibattito pubblico. La destra radicale, in particolare, ha imparato a comunicare direttamente con un pubblico disilluso attraverso le piattaforme digitali, ottenendo spesso una risonanza culturale che supera di gran lunga la sua presenza politica formale. I giovani europei si stanno sempre più allontanando dai partiti conservatori tradizionali, e gravitano verso movimenti in cui non si tema di parlare di identità e appartenenza. In Irlanda, poiché le idee di destra si sono trovate totalmente escluse dal mainstream, il National Party si è affermato come la vera avanguardia della nuova destra nazionalista. A testimonianza di questo cambiamento, conta l’età media dei propri membri più giovane rispetto a qualsiasi altro movimento politico in Irlanda. Ciò ha assegnato un’importanza preponderante a Oige Naisunach, l’ala giovanile. Qual è il suo scopo? Innanzitutto, preparare i militanti alla vita politica, e ad adoperarsi concretamente per cambiare in meglio le sorti del proprio popolo. In secondo luogo, anche se la maggior parte dei nostri ragazzi potrebbe magari non esser pronta per dedicarsi a tempo pieno alla politica pubblica, movimenti rimangono fondamentali per il ruolo che svolgono in ambito metapolitico.

Il termine “politica”, così come lo usiamo comunemente, si riferisce alla competizione per il potere: competizione elettorale, legislativa, amministrativa. La metapolitica è a monte di tutto ciò. Metapolitica è competere per un significato. Il rapporto tra i due campi non è simmetrico. I programmi politici, infatti, hanno successo solo quando sono in linea con i presupposti morali che sottendono una data società. Quando tali presupposti mutano, anche le istituzioni politiche più influenti sono costrette ad adattarsi. Il loro significato ultimo dipende dal vocabolario morale prevalente. Man mano che la cultura cambia, anche l’ordine giuridico e politico si evolve di conseguenza.
Per la gran parte del XX secolo, la sinistra ha compreso questo principio più chiaramente della destra. A partire dalla rivoluzione culturale degli anni ’60, la sinistra radicale si è consolidata nell’arte, nella letteratura, nel cinema e nell’istruzione. La destra, al contrario, si è spesso limitata a un conservatorismo di retroguardia, partendo dal presupposto che la legge, il mercato e la chiesa avrebbero mantenuto naturalmente il loro carattere più o meno tradizionale. Quando ogni istituzione, ogni ordine costituito si è trovato a cedere alle stesse correnti culturali che hanno investito tutto il resto, la destra si è trovata senza fondamenta. Ha vinto le elezioni ma ha perso la cultura, e quindi ha smarrito la capacità di governare secondo i propri valori.
Le istituzioni che un tempo controllavano l’egemonia culturale sono entrate in una crisi di legittimità senza fine. La fiducia nei media è crollata in tutto il mondo occidentale. I giornali che erano soliti definire la realtà pubblica sono ora considerati irrilevanti o irrecuperabilmente parziali. Il loro pubblico sta invecchiando, il loro tono è perennemente difensivo e la loro capacità di imporre una narrativa condivisa è scomparsa. Internet ha accelerato questo processo, ma la causa prima è morale più che tecnologica.
Questo vuoto ha creato le condizioni ideali per una lotta metapolitica. Quando i canali di legittimità consolidati falliscono, la battaglia per definire la realtà si sposta allo scoperto. In un contesto tanto frammentato, gruppi piccoli ma coesi possono esercitare un’influenza sproporzionata rispetto alle loro dimensioni.

Per i nazionalisti irlandesi, questa lotta metapolitica non è una scoperta astratta, ma una concretissima eredità familiare. Molto prima che il termine esistesse, i rivoluzionari irlandesi avevano capito che la politica ha inizio nel regno della cultura, nell’immaginario di un popolo. I Giovani Irlandesi del 1848, i Feniani del XIX secolo e i revivalisti gaelici che seguirono hanno compreso tutti che nessuna nazione può liberarsi senza prima recuperare il proprio senso di identità. Le rivoluzioni politiche in Irlanda sono nate tutte da rivoluzioni culturali: la riscoperta della lingua, della poesia e del mito. La penna ha preparato il terreno per la picca. Questo è il motivo per cui Oige Naisiunach ha voluto porre l’accento sulla riscoperta dei nostri orgogli nazionali. La lingua, la letteratura e la mitologia irlandesi tornano ad avere piena cittadinanza nello spazio culturale creato dalla nuova destra.
I risvegli nazionali del XVIII e XIX secolo in tutta Europa furono tutti metapolitici nella loro essenza. I suoi poeti, i suoi storici, le sue guide capirono bene che plasmare il vocabolario morale di una nazione significa prepararla alla libertà. La rinascita culturale irlandese, ad esempio, fu condotta da movimenti nazionalisti militanti come i Giovani Irlandesi, che operarono in una fase in cui la nazione irlandese si trovava profondamente demoralizzata nei giorni della grande carestia, e più tardi dal movimento revivialista gaelico, molti dei cui membri sarebbero divenuti in seguito leader nazionalisti capaci di segnare un’epoca. In realtà, però, al di là del catalogo particolarmente prestigioso di grandi personalità nazionaliste da celebrare, ogni movimento di rinascita nazionale di successo è passato prima di tutto da questa trasformazione della coscienza.

L’estrema polarizzazione politica del nostro tempo è la prova che il vocabolario morale condiviso dalla generazione dei nostri genitori si è disintegrato. Durante gran parte del Dopoguerra, la politica occidentale ha ruotato attorno a una serie limitata di controversie condotte all’interno di un quadro liberale comune. Sia la sinistra che la destra accettavano i principi fondamentali del pluralismo liberale e dei diritti individuali. I loro disaccordi erano di natura tecnica e monetaria piuttosto che esistenziale e morale.
La sinistra, ora, articola un universalismo che, con l’aumentare del carattere multirazziale delle nostre società, va diventando sempre più apertamente anti-bianco, globalista e tecnocratico, senza più nemmeno fare cenno a quella classe operaia autoctona che un tempo considerava la sua base. Il National Party è riuscito ad attrarre molti elettori proprio dalla classe operaia, tradizionalmente di sinistra, battendosi sull’edilizia popolare slogan semplicissimi quali “alloggi per gli irlandesi, non per il mondo intero”, proprio perché la sinistra ha totalmente abbandonato queste persone. La destra istituzionale, nel frattempo, si mostra incapace di sfidare i disvalori liberali e progressisti, e si limita a difendere lo status quo, concentrando le proprie invettive su eccessi del progressismo quali l’immigrazione “illegale”. La nuova destra nazionalista, tuttavia, è pronta a mettere in discussione non solo le conseguenze, ma anche le premesse. Rifiuta l’idea che nazioni e identità siano concezioni arbitrarie e critica la psicologia morale del liberalismo come priva di radici e autodistruttiva. Questa eterogeneità non può essere risolta con qualche compromesso sulla ripartizione degli scranni. Si tratta di questioni di natura eminentemente metapolitica.

L’era digitale ha dato origine a una nuova forma di lotta metapolitica. L’influenza culturale non passa più esclusivamente attraverso istituzioni consolidate come università, case editrici o mezzi di comunicazione radiotelevisivi. Circola invece attraverso network dinamici, decentralizzati e partecipativi, dove le idee si diffondono a velocità virale. In questo contesto, il significato stesso diventa terreno di scontro.
Il potere, nelle società moderne, dipende meno dalla forza fisica e più dalla capacità di definire ciò che è considerato normale, morale e vero. Ogni ordine dominante si basa su un vocabolario condiviso, un senso di ciò che può e non può essere detto. Quando il consenso si dissolve, le fondamenta della legittimità vengono messe a nudo e ha inizio una nuova lotta sulle ipotesi morali che plasmano la coscienza collettiva.
Questo è il dominio della metapolitica. Oggi, quella lotta si svolge in un panorama digitale frammentato. L’influenza ora si diffonde attraverso la rete piuttosto che per via istituzionale, mediante meme, clip, podcast, estetica e narrazioni che si replicano sulle piattaforme digitali. Ma la metapolitica non si limita al digitale. Per noi, essa si incarna nell’attivismo che unisce corpo e spirito. Óige Náisiúnach combina il lavoro culturale online con una presenza tangibile e locale, con gli attacchinaggi e i volantinaggi nelle città e l’organizzazione di escursioni, incontri di boxe e sessioni di allenamento per forgiare disciplina e cameratismo fra i militanti. Attraverso queste attività condivise, i suoi membri diventano non solo sostenitori dell’idea nazionalista, ma anche suoi esempi viventi.
Il National Party ha saputo fare un ottimo uso di questa sintesi tra azione nel mondo reale e viralità online durante gli ultimi anni. In Irlanda, è sorto un grande movimento di protesta decentralizzato che ha portato a grandi raduni di decine di migliaia di persone nella capitale della nostra nazione. Il National Party non solo è stato in prima linea durante queste proteste, ma grazie al talento dei suoi giovani membri siamo stati in grado di crearne la migliore copertura mediatica in assoluto, utilizzando i nostri follower sui social media per attirare su di esse l’attenzione internazionale. A sua volta, ogni grande protesta ha portato a un’ondata di nuove adesioni al National Party, poiché sempre più patrioti scontenti iniziano a vedere il nostro movimento come l’unica avanguardia possibile.
Oige Naisiunach ha presenziato anche ad altri focolai di rivolta, più localizzati e spontanei, come quelli che hanno interessato i centri per migranti, contribuendo a far conoscere molti dei suoi giovani militanti come volti noti nelle loro comunità. Il nostro leader Yan ha ottenuto un risultato molto superiore alle aspettative nel suo collegio elettorale di Dublino durante le ultime elezioni generali, alla sua prima candidatura. Nel frattempo, il nostro capo, Patrick Quinlan, è stato eletto al suo seggio dopo anni di attivismo sul campo, spesso sostenuto dai militanti di Oige Naisiunach.

La disintegrazione dell’autorevolezza istituzionale comporta le necessità di costruirsi una legittimità dal basso, tramite la cultura, la comunità e l’immaginario condiviso. Una valida strategia metapolitica a destra dovrebbe quindi comprendere diversi compiti complementari:
– Rinnovamento intellettuale: dobbiamo produrre idee in grado di spiegare la crisi del nostro tempo e articolare alternative fondate sulla natura umana e sulla continuità storica.
– Costruzione di istituzioni: la nostra capacità di costruire al di fuori dei paletti dell’establishment significa che possiamo pure fondare nuove riviste, scuole e organizzazioni culturali che sostengano le nostre idee indipendentemente da finanziamenti terzi, pubblici o privati.
– Produzione culturale: in un’epoca di bruttezza in cui l’arte è diventata un mero mezzo di propaganda per le masse, possiamo e dobbiamo sostenere arte, cinema e letteratura che incarnino nitore morale e coerenza estetica. Dovremmo anche dominare online, consentendo a nostri movimenti di distinguersi dal grigiore della politica moderna.
– Formazione di comunità: negli ultimi anni, si è riscontrato il dilagare dell’interesse per l’idea di “comunità intenzionale”, formata lungo linee nazionali ed etniche. Comunità del genere possono coalizzarsi in spazi condivisi, mentre i loro membri vivono vite normali all’interno della società di massa. Questi spazi garantiscono che le nostre idee si radichino nelle pratiche sociali vissute, dando vita a reti di sostegno reciproco e legionario tali da abbattere tutti quei costi che in molti hanno dovuto sostenere in passato per mantenere le nostre convinzioni.
Si tratta di un lavoro lento, in gran parte invisibile, e svolto dall’impersonalità attiva di moltissimi che nessuno ringrazierà mai. Ma ogni ordine politico stabile si basa su una precedente vittoria metapolitica e, date le nostre dimensioni, pochi altri movimenti politici hanno avuto un peso maggiore rispetto alle loro possibilità concrete negli ultimi anni.
Il crollo dei media tradizionali e il declino delle élite hanno aperto per noi un’opportunità rara. Il campo del significato è di nuovo aperto. Liberi dai vincoli istituzionali, nuovi pensatori, nuovi creatori hanno la possibilità di dar vita a reti alternative che attraggono proprio perché sono indipendenti. Questo nuovo clima premia autenticità e convinzione, qualità che il nostro movimento possiede in abbondanza. La lunga esclusione della destra dalle istituzioni si è rivelata un vantaggio, costringendoci a innovare, adattarci e, per sopravvivere, riscoprire le dimensioni creative della politica.
Naturalmente, parlando di metapolitica, ci accusano di chiacchierare in astratto piuttosto che tracciare cambiamenti reali, ed è vero che concentrarsi sulla cultura senza concreti sbocchi politic può alla lunga diventare sterile. Ci interessano le idee perché vogliamo che alla fine emergano anche nelle istituzioni e nella politica. In definitiva, cultura e politica non sono separabili, così come non lo sono l’attivismo online e quello nella vita reale. Su tutti i fronti, operiamo per conquistare i cuori e le menti, e trascinare l’agone politico nella nostra direzione. Ogni forma di militanza serve, e ognuno ha il proprio ruolo da svolgere.

Resta da capire se le nostre iniziative, prima o poi, sfoceranno davvero in un rinnovamento coerente della civiltà. Ma senza prima aver conquistato una legittimità culturale, qualsiasi ruolo politico temporaneo che potremmo ottenere è destinato a non durare, e finché le persone seguiteranno ad accettare e far propri i fondamenti morali della società liberale, non godremo mai del sostegno di massa necessario per salire realmente al potere. Evitare la nostra cancellazione richiede nientemeno che ricostruire l’architettura morale dell’Occidente, e ripristinare valori condivisi di verità e onore in un mondo che li ha relegati all’oblio. Serviranno radicali, militanti, gruppi organizzati in grado di ispirare la gente ad agire, gruppi come Oige Naisiunach, come altri gruppi qui riuniti, per portare avanti con successo questo arduo processo.
Nonostante le difficoltà, il National Party ha continuato a crescere in termini di numeri e influenza, e ora vanta un’adesione giovanile che tutti gli altri ci invidiano. Poiché il National Party ha adottato un approccio basato sulla qualità piuttosto che sulla quantità, è sopravvissuto, mentre molti altri movimenti hanno finito per disgregarsi per non aver ottenuto i risultati politici immediati richiesti dai loro membri. Più il tempo passa, e più altri gruppi falliscono a causa della loro mancanza di comprensione del vento che tira, di disciplina o di volontà, più possiamo essere sicuri che quel partito che più si è concentrato fin dall’inizio sul coltivare tutte queste qualità tra i camerati più giovani fra i suoi ranghi, il nostro, crescerà ancora e ancora, sfruttando al meglio tutte le opportunità che il tempo vorrà offrirgli.




