Gli universitari d’Europa a Casaggì: il discorso di Alternativa Estudiantil

Gen 19, 2026

Tempo di lettura: 7 min.

Cari camerati italiani, francesi, fiamminghi e irlandesi, è per me un onore potermi rivolgere a voi a nome di Alternativa Estudiantil, l’unico movimento studentesco spagnolo autenticamente patriottico. Vorrei innanzitutto ringraziare sinceramente gli organizzatori di questo convegno per averci offerto questo spazio di incontro tra giovani europei che, al di là dei propri confini nazionali, condividono la medesima volontà: ricostruire l’Europa partendo dalle sue radici, dalla sua gioventù e dalle sue università. Ci riunisce un ideale comune: la convinzione che la gioventù europea non sia condannata al nichilismo, alla passività o all’indifferenza. Ci riunisce l’esser certi che esista una generazione che non si rassegna e che ha deciso di schierarsi, in nome della propria identità, del proprio popolo e della propria civiltà. Ed è proprio questa convinzione ad aver dato origine ad Alternativa Estudiantil.

Alternativa è nata due anni or sono con un’idea chiara: la Spagna aveva bisogno di un punto di riferimento patriottico studentesco, uno spazio in cui ogni giovane che ama il proprio Paese potesse formarsi, militare e sentirsi in comunione con altri suoi simili. Nelle nostre università, dominate dall’odio antifascista, dal conformismo istituzionale e dalla cultura dello sradicamento, c’era davvero bisogno di una voce diversa. Una voce che parlasse di identità, di comunità, di servizio.
Quella voce è Alternativa Estudiantil: un movimento giovanile e patriottico che non ha paura di rivendicare i valori nazionali nelle aule e negli atenei, difendendo idee che sappiamo essere buone, vere e giuste, come la Famiglia, la Patria e la Tradizione. Crediamo che amare la Spagna, per quanto oggi ciò sia demonizzato, sia un dovere. Comprendiamo che lo studio, la disciplina e la cultura non sono fini a loro stessi, ma si pongono come strumenti al servizio di una causa superiore: la tutela della nostra nazione e della nostra civiltà.

Come tutti noi qui presenti, vogliamo diventare attori indispensabili della vita universitaria e – più in generale – della società spagnola. Intendiamo farlo attraverso due scopi principali:

1. Essere la componente spagnola di una rete militante che abbraccia tutta l’Europa. In ciò, vogliamo che ogni studente e patriota europeo che abbia a trovarsi in Spagna, da qualunque luogo egli provenga, trovi in noi una dimensione in cui militare, formarsi e vivere un sano cameratismo. Non si tratta solo di semplice ospitalità, no: ciò è espressione di una volontà strategica. Crediamo fermamente che il futuro della militanza nazionalista passi necessariamente attraverso il coordinamento internazionale dei nostri movimenti, movimenti che, senza rinunciare alle loro identità nazionali, si riconoscono nella medesima civiltà europea. Perché, camerati, ciò che oggi ci unisce non è un confine né una lingua: ci unisce un’eredità spirituale, una storia condivisa di sacrificio, fede e grandezza. Ci unisce il rifiuto di un modello globalista deciso a cancellare le nostre radici, dissolvere le nostre tradizioni e trasformare le nostre nazioni in banali mercati senza anima. Ci unisce l’eterno, ciò che coloro che ci odiano, potendolo, ucciderebbero e uccidono, nella speranza, puntualmente frustrata, di provare a possederlo. Rispetto a ciò, torniamo ad affermare con orgoglio che l’Europa non è un progetto burocratico, ma una civiltà viva, e che la gioventù patriottica ha il dovere di difenderla ovunque  essa sorga: a Madrid, a Roma, a Bruxelles, a Parigi o a Dublino.

2. Secondo nostro obbiettivo, poi, è formare i giovani quadri del Campo Nacional spagnolo, risoluti a risolvere i mille problemi della nostra Spagna, perché le nostre università non siano soltanto terreno di scontro, ma anche scuole di leadership, disciplina e riflessione politica. Vogliamo, quindi, che dalle nostre fila escano giovani che, un domani, si mostreranno pronti a servire la Spagna con competenza, fede e coraggio. Non cerchiamo semplici attivisti, ma uomini e donne formati, consapevoli del loro dovere e capaci di trasformare la realtà del loro Paese.

Alternativa Estudiantil, dunque, non è un semplice raggruppamento universitario. La nostra forza deriva da una triplice natura che ci rende unici rispetto ad altre realtà spagnole:
● Movimento: la parte politica e ideologica della nostra azione, che dà senso alla nostra militanza e articola un discorso patriottico all’interno dell’università. Cerchiamo, in ciò, di recuperare concetti perduti come dovere, appartenenza e sacrificio dinanzi a una gioventù educata al comfort assoluto e all’egoismo. Vogliamo dimostrare che la politica universitaria può tornare a essere un terreno di nobili combattimenti, che vedano la verità esser difesa senza paura e la comunità servita con onore.
● Sindacato: difendiamo i diritti degli studenti di fronte a un’istituzione accademica sempre più burocratica e sradicata, che privilegia l’ideologia rispetto al merito e alla giustizia. Mentre i sindacati tradizionali sono sempre più autentici bracci politici del sistema, noi vogliamo recuperare la ragione del sindacalismo studentesco più genuino: la difesa dello studente come cittadino e futuro servitore del suo Paese.
● Comunità: siamo una comunità militante, quella stessa di cui parla Marco Scatarzi nel suo libro. Ci sosteniamo, ci formiamo e ci rafforziamo insieme, perché sappiamo che la vera forza del patriottismo giovanile nasce dalla fratellanza. Intendiamo la militanza come un dovere, come un servire a idee più grandi di noi stessi, e per questo facciamo sì che il cameratismo che ci lega trionfi su quanti le negano.

Nonostante il fatto che la nostra organizzazione sia ancora anagraficamente verde, abbiamo gettato delle basi solidissime. Organizziamo conferenze nelle università, volantiniamo, attacchiniamo, conduciamo campagne sui social network, incontri militanti, giornate di formazione e, nel prossimo futuro, vogliamo mettere in piedi anche dei campi estivi tutti nostri. Ognuna di queste attività è un’opportunità che ci consente di conoscere nuovi giovani, far loro comprendere il nostro messaggio e spingerli a trovare il coraggio di fare il passo decisivo di impegnarsi per il loro Paese. Perché la nostra forza non si misura in numeri, ma in convinzione. Abbiamo imparato che il lavoro paziente e l’esempio quotidiano valgono ben più di qualsiasi moda passeggera. Ogni manifesto affisso, ogni volantino distribuito, ogni conversazione con uno studente è un seme che germoglierà. E quando quei semi fioriranno, la Spagna avrà di nuovo nelle sue università una gioventù consapevole, disciplinata e coraggiosa.

Ora però, camerati, permettetemi di guardare oltre. Il convegno che oggi ci riunisce tratta di militanza anticonformista nelle università del Vecchio Continente. Beh, non c’è espressione più giusta. Perché questo è, in fondo, ciò che siamo: anticonformisti. Giovani che rifiutano di accettare il ruolo che il sistema ha riservato loro. Giovani che non si rassegnano a vivere anestetizzati, consumando e tacendo, mentre tutto ciò che amano viene distrutto. Il mondo che ci circonda vuole convincerci che la politica è inutile, che le idee non cambiano nulla, che la storia è finita e che non c’è alternativa. Ma noi sappiamo che è una bugia. Sappiamo che ogni generazione ha i suoi doveri, e che il nostro è resistere, ricostruire e restituire un senso a un’Europa che ha dimenticato chi sia e cosa l’abbia resa grande.In Spagna, come in tutta Europa, le nostre università sono diventate laboratori del pensiero unico. Vi si ridicolizza la fede, vi si disprezza la tradizione e vi si insegna a odiare la propria patria. I giovani sono sospinti verso un vuoto morale che li trasforma in consumatori senza radici, in individui senza storia, in ombre senza destino. Dinanzi a questo modello di gioventù docile e vuota, noi opponiamo il nostro NO.
No al relativismo che corrompe tutto, e al liberalismo che ci riduce a merce.
No alla sinistra che ci vuole senza più un’anima.

No a una modernità che confonde la libertà con il nichilismo, e a un sistema che vorrebbe soffocarci con etichette assurde.

Come ebbe a dire un poeta del XX secolo, «essere di destra, come essere di sinistra, significa sempre espellere dall’anima metà di ciò che si deve provare». Noi non cerchiamo etichette: o ami la Patria, o sei contro di essa. Per questo, dobbiamo restituire al nostro tempo pienezza morale e identità. Perché non c’è libertà possibile senza identità. Non c’è futuro senza radici. Non c’è vera educazione senza amore per la verità e per il proprio Paese. Ed è qui che risiede il senso del nostro attivismo: non nella nostalgia, ma nell’affermazione. Non nel risentimento, ma nella volontà.

Noi non militiamo per moda o per ribellione superficiale. Militiamo perché sappiamo che la posta in gioco è qualcosa di molto più grande di noi. Militiamo perché, in mezzo al rumore, scegliamo di servire un ordine superiore, un’eredità che non vogliamo tradire. Non lottiamo per ottenere borse di studio o voti migliori: lottiamo per ripristinare un senso di comunità, un orgoglio di appartenenza, un senso del dovere. Perciò, la nostra lotta è spirituale prima che politica. È culturale prima che elettorale. Perché, come sosteneva un pensatore spagnolo, «le rivoluzioni non si fanno da sole, ma richiedono e necessitano di uomini di tempra, uomini rivoluzionari».

Ci accusano di voler tornare al passato, quando quello che vogliamo è solo un futuro per la nostra gente. Ci chiamano radicali perché ci rifiutiamo di vivere in ginocchio. Ma noi cerchiamo semplicemente di essere una gioventù che vuole essere degna della propria storia.
Camerati, se non lottiamo noi, chi lo farà? E se non lo facciamo ora, quando lo faremo? Se non siamo noi a difendere la bellezza dal caos, la verità dalla menzogna, la patria dalla dissoluzione… allora nessuno lo farà. Nessuno.

Per questo, anche se siamo pochi, anche se le nostre voci si perdono nell’indifferenza generale, dobbiamo rimanere saldi. Perché la nostra forza non sta nella quantità, ma nella convinzione. In quella intima certezza che stiamo servendo qualcosa di eterno. Perché la nostra lotta è eterna.
Eterna perché difendiamo il trascendente dall’effimero. I nostri nemici passano, ma le nostre idee rimangono. Eterna perché ogni volta che un giovane sceglie di amare la sua patria, l’Europa rinasce.
Eterna perché ciò che difendiamo non muore: può addormentarsi, può essere perseguitato, ma non scompare mai.

La nostra generazione, camerati, non è perduta. È chiamata a una missione. Una missione che richiede sacrificio, pazienza e coraggio. Non basta indignarsi sui social network o ammirare nostalgicamente ciò che hanno fatto quanti ci hanno preceduto. Spetta a noi continuare il loro lavoro. Spetta a noi far garrire le nostre bandiere quando altri le hanno lasciate cadere. Spetta a noi dimostrare che la gioventù europea non è condannata al cinismo e alla paura, ma è destinata alla grandezza.

Per questo, quando torneremo nelle nostre università, quando torneremo nelle nostre città, dovremo ricordare questo: non militiamo per un istante, militiamo per l’eternità. Perché la causa che ci muove non è politica nel senso volgare del termine: è uno Stile. È l’impegno solenne a essere degni di ciò che abbiamo ereditato e a trasmetterlo, intatto, ai nostri posteri.

Grazie per la vostra attenzione, camerati.
Viva la Spagna e viva l’Europa!

Autore :

Ultimi Articoli