La Lega Nazionale, Associazione culturale indipendente e autonoma di lunga storia e tradizione, sorta con lo scopo di perpetuare e promuovere ovunque la conoscenza, lo studio, l’amore e la difesa della lingua, delle tradizioni e della civiltà italiana nella Venezia Giulia, in Istria e in Dalmazia ha, come ricorda anche lo statuto, il sacrosanto compito di difendere l’italianità di queste terre, oltre che la storia e la cultura delle stesse, da ogni sorta di falsità e storpiature. Nel rispetto della verità storica e della legge 92/2004, istitutiva del “Giorno del Ricordo in memoria delle vittime delle foibe”, essa invita, oltre che – appunto – a ricordare, ad approfondire gli avvenimenti che interessarono la più
complessa vicenda del confine orientale.
A tal scopo, e partendo dal presupposto che le omissioni certo – ahinoi – non cesseranno, vogliamo concentrarci sul significato autentico e genuino di questo Giorno del Ricordo, e troppe verità scomode che chiedono di essere portate alla luce, una corposa documentazione archivistica e un lavoro indefesso hanno portato alla redazione del Lapidario delle Verità (su cui – finalmente – i partigiani comunisti filo-jugoslavi sono stati per la prima volta in Italia messi alla gogna che meritano su un monumento di interesse nazionale), e del libro I 40 giorni del terrore, in uscita il 10 febbraio in allegato a “Panorama”, con prefazione dell’amico Fausto Biloslavo. A Casaggì, siamo onorati di presentarlo in anteprima assoluta pochi giorni prima, il 6 febbraio.
Le minacce, le denunce, la guerriglia legale e il timore di strumentalizzazioni o di
antichi rancori che potrebbero risvegliarsi non possono nè devono fermare la nostra sete di verità, quella verità con cui onorariamo i nostri martiri, morti per la Patria. Questo libro, come pure la presentazione fiorentina, fanno parte del medesimo disegno di verità che stiamo portando avanti scavando negli archivi, e recuperando una mole enorme di documenti dimenticati e nascosti.
Come ci ricorda Giovanni Paolo II, non si può educare senza memoria, e una famiglia che non rispetta e non si prende cura degli anziani, che sono i custodi della sua memoria, non è degna di definirsi tale. Io stesso già l’ho sottolineato: “Di anziani ne ho interpellati tanti durante le mie ricerche e proprio
loro mi hanno dato la forza di continuare, nonostante le continue minacce
subite. Questi anziani avevano gli occhi di chi ne aveva passate tante,
ma il sorriso di chi le aveva superate tutte. Ma se non tutti, molti erano
tristi, parlavano sottovoce e a volte piangevano, perché alla giustizia
non ci credevano più, visto che nessuno voleva ascoltare la loro verità. I
carnefici dei loro padri e nonni sono spesso divenuti eroi, ed è pertanto
nostro dovere far tornare il sorriso a queste persone”.

La Resistenza e’ certamente un capitolo di storia molto controverso, ma
molti di coloro che aderirono alla cosiddetta lotta di liberazione in
nome di un ideale che si mescolava ai piani strategici di Tito – e mi riferisco, in particolare, a quanti utilizzavano il Tricolore apponendovi sopra una stella rossa, per farlo passare da un regime all’altro – si sono indiscutibilmente resi responsabili di crimini efferati rimasti impuniti grazie anche alle amnistie politiche che
seguirono quegli anni tormentati.
Amnistia la loro, dunque, non proscioglimento. Le loro colpe sono state riconosciute. Francamente, quando sentiamo tanti chiacchierare di “libertà”, vorremmo rammentare a chi ringrazia i partigiani comunisti che la vicina Jugoslavia si è liberata da una conclamata oppressione dittatoriale soltanto per via bellica e non prima degli anni Novanta; pertanto, se la lotta partigiana comunista giuliana avesse raggiunto il suo scopo, avremmo vissuto a nostra volta la medesima sorte, privi tanto di libertà, quanto di democrazia. “Contestualizzare, bisogna contestualizzare”, ci dicono da sinistra. Ma possiamo davvero contestualizzare dinanzi a un simile massacro, a uccisioni in massa di civili, fra cui donne e bambini? Nessuna strage di civili può essere contestualizzata, men che meno se avvenuta a guerra finita!
Un giorno, confidiamo, anche queste vicende vedranno l’imporsi non di una verità condivisa, perché essa richiederebbe un rispetto e un’onestà intellettuale che non ci pare di riscontrare, ma almeno di un sereno clima di dialogo, che non escluda a priori il confronto tra diversi punti di vista e faccia sì che ci si serva delle idee non come armi, ma come luci che illuminano il cammino. Nonostante questo, continuiamo ad assistere al mesto spettacolo dei soliti personaggi che, con ignoranza e faziosità, si palesano nelle scuole a far proselitismo, presentandosi come “coloro che hanno liberato l’Italia” e permettendosi, addirittura, di far dono agli studenti della nostra Costituzione, che esige la difesa e l’integrità della Patria, e non quella separazione e quell’annessione allo straniero che i loro padri politici volevano così ardentemente. Un po’ di obbiettività, questo basterebbe. Quella stessa obbiettività che altri, che pure furono coinvolti nella causa partigiana, hanno mostrato di perseguire: con rispetto, ad esempio, pensiamo a Paola del Din, medaglia d’oro al valor militare e socia della Lega Nazionale, che ama definirsi patriota e non partigiana, proprio perché tale definizione rimanda appunto al semplice “lottare per una sola parte”, e non per la libertà di tutti.

Certo, tutti in guerra uccidevano, ma un conto è una raffica di mitra sulla linea del fronte, un altro è seviziare il più a lungo possibile vittime inermi, torturare con le modalità più efferate, gettare gente viva o agonizzante nelle cavità carsiche, uccidere bambini e donne anche a ostilità teoricamente terminate. Ancora oggi c’è chi si sforza, non potendo più negare, di minimizzare e giustificare questo osceno genocidio, facendo iniziare la storia di queste nostre terre da dove è più comodo alle sue teorie. Contra principia negantem non est disputandum.
Ognuno può fare ora le proprie riflessioni alla luce di quanto poi avvenne successivamente. Da parte della Lega Nazionale goriziana, continua invece la ricerca di una verità scevra da mistificazioni, vane contrapposizioni e ipocrisie assortite, perché in questo caso l’ipocrisia – mi si permetta di chiudere con un aforisma – altro non è che l’omaggio che la verità cede alla politica.




