In un’epoca in cui sorgono come erba selvatica nuove identità, generi, sessi, personalità ai quali affibbiamo un’etichetta, una caratteristica lampante, spesso una certificazione, tanto più precisa ed accurata, tanti quanti sono gli studi che convalidano suddetta teoria; la vera obsolescenza è argomento che non concerne tanto il settore tecnologico, quanto la sfera spirituale di ognuno di noi, al cui vuoto si cerca maldestramente di rimediare introducendo nuove mode, teorie, usi e costumi, causando così la vera dissolvenza di ciò che resta del mondo occidentale, del quale con grande fatica rinveniamo le radici; in primis in noi stessi.
Inutile ribadire, come già sottolineato da menti ben più eccelse di quella del sottoscritto, che il bombardamento quotidiano di informazioni ed immagini cui siamo soggetti, in questo mondo globalizzato e sempre maggiormente alienante, non aiuta certamente a trovare l’unico vero elemento comune a tutti gli esseri viventi, che ci rende unici, collettivi e singolari al tempo medesimo, cui far riferimento per riscoprire la nostra vera identità, ovverosia lo Spirito.
Come coltivare, tuttavia, lo Spirito in una società poliedrica come quella attuale?
L’atteggiamento costante di non offrire punti di riferimento alle persone, in nome della libertà individuale, specialmente ai più giovani, per non dire ai bambini, rischia, in primo luogo, di renderli schiavi delle proprie emozioni, nonché delle grigie ed implacabili personalità asettiche offerte dalla società attuale, che assumono i ruoli più disparati e le professioni più disparate: dal professionista sanitario senza scrupoli al santone che ha scoperto la pace interiore con pratiche sciamaniche ormai perdute.

È giusto e legittimo confrontarsi con l’umanità nelle sue varie sfaccettature. Lo spirito individuale, tuttavia, dovrebbe essere forgiato dalla nascita fino all’età adulta nella tradizione e nell’eredità spirituale tramandata dai nostri avi, al fine di misurarsi in modo equilibrato con un mondo sempre più “liquido”, evanescente, attraente e, al tempo medesimo, disturbante sotto vari aspetti.
Auspico una resurrezione di quello spirito patriottico, religioso, marziale, corroborato dall’indiscussa frangia artistica distintiva, che risiede nel nostro più profondo patrimonio genetico; oggetto, al giorno d’oggi, di campagne mirate alla sua dissolvenza, in società frequentemente decontestualizzate e decontestualizzanti, protese alla distruzione del concetto di collettività, per non discorrere di un’”atomizzazione dell’individuo” sempre più incalzante, avvalendosi di una nota citazione.

Uno spirito divino luminoso risiede nella nostra anima, dobbiamo solo avere il coraggio di liberarlo dalle catene forgiate da noi stessi, nel corso di decenni di benessere che lentamente ci hanno intorpidito.
L’unica via indirizzata alla riscoperta di sé stessi, nel caso specifico italiano, ed europeo in senso esteso, consiste esattamente nella riabilitazione della civiltà latina. Di essa siamo portatori inconsapevoli, nonostante resti l’ultimo baluardo di reazione rimasta, in un’epoca di intelligenze artificiali, metaversi incredibilmente verosimili e relazioni interpersonali distorte.

Così come nella cultura spartana l’individuo viveva in seno alla collettività, per la collettività, ed era individuo libero, radicato nelle proprie tradizioni in una falange compatta, così possiamo essere noi. Saremo proiettati nello spazio aperto come meteoriti incandescenti, nel quale potremo viaggiare all’infinito, preservando tuttavia, fino all’ultimo istante la materia essenziale che ci costituisce, e la fiamma generata dal nostro attrito con le atmosfere dei differenti pianeti con le quali entreremo in contatto.
Il colore della nostra fiamma sarà visibile ad anni-luce di distanza, riscaldando coloro che vorranno davvero avvicinarvisi.




