Alla fine è passata dalle due Camere, la riforma della Giustizia, nel passaggio definitivo. Non entrerò nei dettagli della riforma, nei tecnicismi, ma è importante premettere che non essendo passata con la maggioranza dei 2/3 del Parlamento, ma “solo” con la maggioranza semplice governativa, è necessario un ultimo passaggio, quello referendario perché possa la legge entrare in vigore, o, diversamente, essere bocciata. Altre due precisazioni: questo referendum non avrà quorum, quindi la strategia di non andare a votare per renderlo nullo e lasciare il sistema giudiziario in vigore, non può essere qui applicata; chi è a favore della riforma della giustizia, deve andare a votare. Secondo: per avallare la riforma, bisogna votare Sì. Il Sì quindi non significa “abrogare”, ma confermare il sostegno alla riforma.
Intendiamoci, la riforma non è perfetta e non risolve tutti i problemi della giustizia italiana, come la lentezza e la durata dei processi, ma se passasse, ci sarebbe un oggettivo miglioramento generale, e forse l’inizio di un cambiamento a cui si potrebbe mettere successivamente mano con ulteriori riforme. L’artefice della riforma è il ministro Carlo Nordio, proveniente dal Partito Liberale Italiano, poi confluito in Fratelli d’Italia. È una riforma “liberale” che – per sintetizzare – dovrebbe mettere fine alla “politicizzazione della giustizia”. Alcuni princìpi liberali, sono stati assimilati da FdI che è oggi la sintesi tra i valori liberali e quelli che furono del MSI-Destra Nazionale.
Quello che nella Prima Repubblica non fu possibile, oggi lo è: se comunisti e socialisti, pur distinti, provenivano entrambi dalle stesse radici e spesso convergevano in talune battaglie, così non era tra PLI e MSI. Oggi questa “divergenza” è stata superata, grazie all’evoluzione della Destra italiana nel conservatorismo. Superfluo ricordare che il cosiddetto “conservatorismo” poi si distingue tra varie correnti, tra quella più liberale a quella più “sociale” e “corporativista”.

Per tornare alla riforma della giustizia, è stato giustamente dedicata alla memoria di Silvio Berlusconi. Vedo già storcere la bocca di qualcuno, quelli più intransigenti nel identitarismo che fu del MSI. Tuttavia, non si può negare i tanti meriti che furono del Cavaliere, senza il quale il Centrodestra non sarebbe mai nato e non sarebbe mai andato al governo. Inoltre, egli, ha sempre creduto nella necessità di una riforma della giustizia, e tutte le accuse a lui rivolte di corruzione e collusione con la malavita, si sono rivelate false o – nella migliore delle ipotesi – sbagliate. Allo stesso tempo, chi credeva che con la scomparsa di Berlusconi, il Centrodestra si sarebbe svaporato, è stato smentito dai fatti, e tuttora Fratelli d’Italia è primo partito italiano con una percentuale del 30% che rovescia la coalizione in un “Destracentro” che vede obiettivamente Giorgia Meloni Premier e leader di una coalizione di governo che sta riformando il Paese in senso conservatore.
Bene ha fatto il Presidente del Senato Ignazio La Russa – esponente di FdI – a sottolineare che nel simbolo del partito, continua a restare la fiamma tricolore che è emblema di continuità ideale tra MSI e FdI. Non rinneghiamo nulla, ma non restauriamo nulla: continuità nella discontinuità.
Se la riforma della giustizia passasse anche al referendum (e i sondaggi dicono di sì), avremmo una giustizia più giusta e avremo la possibilità di mettere fine a “processi politici” e a interventi delle toghe nei tentativi di annullare le riforme conservatrici della maggioranza di governo che è andata al potere con libere e democratiche elezioni e che si prevede possa restarci ancora a lungo. Quindi, andiamo tutti a votare al referendum sulla Legge Nordio e votiamo Sì!




