La società resta morente. E noi l’abbiamo uccisa. Come ci consoleremo noi, assassini degli assassini?
Con questa frase si chiude la lettera contenuta nella scatola di Anarchist_A (abbreviazione di Anarchist-Antichrist), letta poco prima di essere colpiti dall’odore acre di carte di credito spezzate e vecchi confessionali abbandonati, come se ormai il Capitale avesse consumato ogni aspetto della vita e della spiritualità, persino sé stesso. Ogni scatola targata Toskovat’ ha una lettera di questo tipo, insieme a tre disegni e una playlist musicale, con l’obiettivo di “raccontare”, tramite gli altri sensi, l’odore del liquido in quell’ormai iconica bottiglia da 60ml.
Ma torniamo indietro: cos’è Toskovat’? Si tratta di un marchio di profumi dell’ormai importantissima scena della nicchia romena, una rete di produttori di fragranze artigianali decisi a raccontare gli odori del proprio paese, non solo dei luoghi, ma soprattutto della propria storia recente, a cavallo tra l’oppressione comunista egli anni ‘80 e quella capitalista degli anni 2000.
Laddove però aziende come Adi Ale Van scattano “foto” di momenti o sensazioni (si prenda come esempio Decembrie ’89, che celebra il giorno della Rivoluzione contro il regime), Toskovat intraprende una strada leggermente diversa, catapultandosi all’avanguardia di una forma d’arte sempre più amata dai giovani di tutta Europa: il profumo narrativo. Il naso dietro questa azienda, il giovane David-Lev Jipa-Slivinschi, è infatti un ex regista, e con i suoi profumi è in grado di narrare storie che ci permettono di vivere realmente le esperienze del popolo romeno: dalla ricerca spirituale di Domus Numeni, alla violenza della repressione di Inexcusable Evil, fino al sesso usato come antidepressivo in Born Screaming. Il termine Toskovat stesso, intraducibile russo che indica un forte senso di vuoto e di nostalgia, è estratto da un’espressione rendibile con “struggersi per la propria casa”. Memorie, queste, che possono essere personali, nazionali o persino universali, negative o positive, da una vacanza al mare ad un funerale.

Dagli anni del lockdown, la perdita di radici e la trasformazione della propria casa in un guscio vuoto e grigio, già in corso da decenni, è divenuta evidente a una generazione intera. Per sopperire a questa sofferenza, c’è chi si è abbandonato al puro consumismo mentre altri hanno preso a gravitare verso forme d’arte tradizionali o d’avanguardia. Tra queste, l’arte olfattiva – va detto – occupa lo spazio più vicino ad un limbo, troppo spesso vittima di una estrema commercializzazione, vendendo una finta identità non dissimile da quella del fast fashion che i grandi marchi della moda portano avanti da fin troppi anni. Di fatto, il profumo tende troppe volte a diventare una maschera, proiezione di un’identità fittizia che cerchiamo di proiettare verso l’esterno, uno dei tanti “strati” indossati per separarci ulteriormente dalla nostra immagine autentica, e tale identità agli alti livelli è sempre più “standardizzata”, ponendo in essere non più un mercato guidato dal consumatore, bensì l’opposto.

Da qui, la fascinazione di molti per l’ultra nicchia, fenomeno reso possibile dall’interconnessione di Internet, utilissima a rompere il monopolio dei marchi che sono sempre stati dominanti sul mercato, dando la possibilità a profumieri talentuosi di raggiungere i nasi di milioni di appassionati senza eccessive difficoltà. Toskovat’ rappresenta in ciò un caso particolare persino in questo mercato, poiché Jipa-Slivinschi stesso ha ammesso l’inindossabilità di molte delle sue creazioni, spesso volutamente sgradevoli al naso, e decisamente non pensate per fare bella figura alle feste.
Per questo motivo, Toskovat’ non è una marca di cui sia possibile consigliare prodotti per l’acquisto, ma piuttosto rappresenta una rinascita artistica d’avanguardia possibile solo oggi, un segnale che anche nel più profondo degli abissi la creatività umana e l’amore per la propria storia e la propria terra sono in grado di sopravvivere e raggiungere i cuori di molti.

A questo proposito, una delle creazioni di Jipa-Slivinschi è esemplificativa: In The Belly of The Beast, un marino atipico ispirato a un testo molto caro ai romeni: il dramma teatrale Iona, di Marin Sorescu, che adatta la storia biblica di Giona e la Balena per parlare del popolo romeno in lotta con la tirannia comunista. L’evoluzione della fragranza riesce ad imitare il percorso del protagonista e del suo popolo, che a differenza del racconto originale non si libera tramite il pentimento e il perdono, ma spezza le sue catene sull’onda di una pura spinta vitalistica: dall’interno della propria prigione di carne fino alla spiaggia della pura libertà, un invito per tutti noi, prigionieri del mondo moderno, a fare lo stesso.




