«E torneremo Europa, lo promettiamo a te. Europa torneremo uniti per te». Quante volte l’abbiamo cantata. Quante volte ci abbiamo creduto. Eppure, vedere l’Europa al centro del mondo sembra un ricordo lontano e un sogno per poveri illusi. Vaso di coccio tra vasi di ferro dal 1945 sino ad oggi: dopo l’illusione del crollo del muro, l’Europa è di nuovo stretta nella morsa di interessi di altri, ma che stavolta sembrerebbero essere in convergente accordo tra loro. Le tenebre sono calate da un pezzo e l’ora più buia sembra allora farsi più vicina. Ma, come la Tradizione insegna, se la notte si fa più buia anche le luci dell’alba si approssimano. E in effetti qualcosa sembra manifestarsi all’orizzonte. Si potrebbe dire che l’Europa intraveda l’opportunità di liberarsi dal giogo americano, dall’atlantismo che, per ottant’anni, ci ha resi provincia dell’imperialismo a stelle e strisce? L’ombrello atlantico e i suoi condizionamenti sembrano scricchiolare. Il Ministro della Difesa italiano risponde con l’arroganza dei primi della classe “l’avevo detto io”: «le garanzie di difesa regalate dopo il ‘45 stanno per finire».
Si tratta di un pericolo o di un’opportunità? Il disprezzo di Trump e degli esponenti del Trumpismo militante verso l’Unione Europea non è più così tanto malcelato. «L’Europa si autodistruggerà entro vent’anni», ha affermato Trump al momento della presentazione del National Security Strategy. A causa della sua «regolamentazione soffocante», della «censura della libertà di parola», dell’«immigrazione incontrollata», della «natalità in caduta» e, da ultimo, delle «aspettative irrealistiche» sull’esito della guerra in Ucraina, la «civiltà europea» ha le ore contate. Gli ha fatto eco l’amico ritrovato Musk: «l’Europa dovrebbe essere abolita e la sovranità tornare ai singoli Stati, i cui governi possono rappresentare meglio i propri popoli». Si tratta di considerazioni che la destra identitaria europea svolge da qualche anno con riferimento all’Unione Europea e al suo declino etico e politico. Non a caso nel National Security Strategy si legge anche che va vista con ottimismo l’ascesa dei movimenti patriottici in Europa in quanto vicini al trumpismo e utili a frammentare l’unità europea (“divide et impera”, ricordate?). Ma queste avances vanno rispedite al mittente, come lucidamente ricordato dagli autori del pamphlet Trumpismo. La lunga marcia di MAGA da Bannon a JD Vance, edito da Cinabro Edizioni nel 2025.

Abbiamo forse l’opportunità storica di sostenere, favorire, alimentare – con tutti i mezzi a nostra disposizione – la liberazione dal giogo americano. Proprio ora che gli americani ci considerano inutili. Proprio ora che gli Yankees hanno manifestato le loro mire espansionistiche su territori europei come la Groenlandia, a costo – magari! – di far saltare il patto atlantico. I rappresentanti dell’Unione Europea si sono limitati a dire «le nostre regole le decidiamo noi», ma per favore, “badrone, non ci abbandonare!”: «Il partenariato transatlantico è unico, gli alleati sono più forti insieme».
E proprio le recenti dichiarazioni di Trump circa la possibilità di un disimpegno – se non di una vera e propria uscita – degli Stati Uniti dalla NATO rendono ancora più concreta questa prospettiva: per una vita abbiamo gridato “fuori l’Europa dalla NATO”, senza riuscire a incidere realmente; nulla sarebbe oggi più semplice, e al tempo stesso più dirompente, che fossero gli Stati Uniti ad uscirne, consegnandoci così, quasi paradossalmente, lo spazio entro cui costruire finalmente una sovranità europea.

Dall’altra parte, Peskov risponde: «la strategia USA sull’Europa è coerente con la visione della Russia». L’Europa è di nuovo stretta nella morsa di due potenze e solo con una “Neuordnung Europas” – una riorganizzazione dell’Europa, un Nuovo Ordine europeo – si potranno rispedire al mittente le lusinghe statunitensi e le adulazioni russe ai movimenti identitari europei. Se il Trumpismo si avvicina sempre di più al Putinismo, evidentemente anche nel secondo qualcosa che non va c’è. Dobbiamo forse ammetterlo. Se in termini strategici e ideologici convergono tra di loro, bisogna difendersi dai corteggiamenti interessati di Usa e Russia verso quella destra europea, che vuole un’altra Europa, che vuole l’Europa.
Perché o l’Europa è libera dal giogo atlantista, o Europa semplicemente non è. Erano gli anni della Guerra Fredda quando Adriano Romualdi, in pagine di grande attualità, costruiva e delineava i contenuti di una cultura europea per la Destra (oggi di nuovo fruibili attraverso la lettura dell’antologia Un italiano per l’Europa, giunta alla sua seconda edizione sempre per i tipi di Cinabro Edizioni).
Questa deve essere la nostra posizione. Una posizione, comunque, che necessita però di strategie e, soprattutto, di idee. L’Unione Europea è un carrozzone abominevole, un gigante regolatorio e un nano politico, su cui è quasi impossibile sperare di innestare il nostro nuovo futuro ordine. Allo stesso tempo, un certo accanimento antirusso finisce soltanto per acuire le lacerazioni tra fratelli europei. Di certo l’aggressività putiniana assume sempre di più le fattezze di un imperialismo di stampo sovietico che ricorda le mire espansionistiche dell’URSS che hanno lacerato l’Europa per decenni. Ma la Russia, al di là dell’europeismo occidentalista, rimane comunque, a suo modo, parte dell’Europa. In questo, l’Unione Europea continua ad essere più realista del re, non essendosi accorta che invece il re non solo è nudo: è morto. A loro volta, i nazionalismi o sovranismi dei singoli paesi europei o si trasformano, coalizzandosi, in puri sovranismi europei, per un’Europa forte, politicamente unita, economicamente solidale, armata senza condizionamenti o limitazioni di sovranità, libera dalle ideologie progressiste, conservatrice delle tradizioni e rivoluzionaria nelle sue istituzioni, o l’auspicio, più che la profezia, di Trump sarà una triste realtà. La civiltà europea – quella nata dall’unione del diritto romano con la filosofia greca e la religione cristiana, espressioni della Tradizione quali rispettivamente manifestazioni del corpo, dell’anima e dello spirito d’Europa – non è al tramonto, sono le istituzioni europeiste ad esserlo.
Per noi sembra avvicinarsi l’alba: torneremo Europa, lo promettiamo a te!





