Socialismo fascista: per una rilettura di Pierre Drieu La Rochelle

Set 30, 2025

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È uscito nel 2025 un interessantissimo saggio dal titolo “Socialismo fascista. La risposta fascista alla crisi dell’Europa” per la casa editrice “Fuoriscena”. Nessuno s’inganni, non è un saggio che parla della situazione europea odierna (sebbene, il contenuto potrebbe essere d’ispirazione per l’oggi, visto che la situazione non è granché mutata), ma trattasi di una raccolta di scritti di un grandissimo intellettuale fascista francese: Pierre Drieu La Rochelle. Il saggio contiene anche un’introduzione di David Bidussa.

Intanto, un cenno su Drieu. Nato nel 1893, scrittore, saggista, intellettuale tra i più raffinati del Novecento, ha attraversato la storia in prima linea. Volontario nella Prima guerra mondiale, combatte e partecipa alla battaglia di Verdun (1916). Negli anni Venti raccoglie una serie di scritti che rivelano la propria disillusione di chi si è sacrificato credendo alla propria Patria e si sente tradito. Si avvicina al nazionalismo di Charles Maurras, leader di Action française (movimento di estrema destra, monarchico e nazionalista). Negli anni Trenta aderisce al Partito popolare francese di Jacques Doriot (il partito fascista francese). In Germania, a Norimberga, assiste a un raduno del Partito nazista. Si dichiara convintamente fascista. Quando, nel marzo del 1945, i giornali annunciano un mandato di comparizione con l’accusa di collaborazionismo, Drieu sceglie il suicidio. Dal 2012 è uno degli autori inseriti nella prestigiosa Bibliothèque de la Pléiade, edita da Gallimard.

Il saggio raccoglie una serie di scritti che coprono un lasso di tempo che va dal 1934 al 1942. Più precisamente, è scandito in seguenti agili capitoli: “Itinerario”, “Una nuova patria”, “L’Europa”, “La dittatura della storia”, “Meritare un capo”, “Contro la destra e la sinistra”, “La Repubblica degli indecisi”, “Il nazionalismo è ovunque”, “Limite della Germania”, “Scritto in piazza”, “La nostra non è la pace dei pacifisti”, “Il giacobinismo e noi”, “Sul razzismo”, “Vivere… e morire da democratici? No”, “Morire democratici o sopravvivere fascisti”, “Il vero socialismo francese”, “Amore per la patria”, “Amore per l’Europa”, “Il destino dell’Europa”.

Nel saggio Drieu afferma una convinzione: la destra oggi è egemone in gran parte del mondo anzitutto perché, anche laddove non rappresenti il gruppo politico al potere, comunque definisce i temi al centro della discussione pubblica.

Il nazionalismo, l’antiparlamentarismo, il culto del capo, l’antiamericanismo, inteso come critica delle democrazie occidentali, il sovranismo anche economico, con il rilancio di politiche autarchiche, l’attacco a sindacati, scioperi e all’idea stessa di conflitto di classe, l’esclusione dello straniero, la caratterizzazione etnica della democrazia, sotto tutti temi centrali dell’agenda politica odierna, che sottolineano come pensiero e cultura di destra siano egemoni. E sono temi centrali negli scritti raccolti, esposti con lucida chiarezza e precisione, non con la retorica posticcia che spesso trova spazio nel dibattito contemporaneo.

Un passaggio mi ha colpito in Drieu che riassume il suo pensiero e che dovrebbe essere la stella polare anche per la Destra oggi: “Non dobbiamo conciliare, ma fondere la tradizione capetingia e la tradizione giacobina, la tradizione classica e la tradizione romantica”. Il fascismo di Drieu non si basa su una dialettica conciliante tra gli “opposti”, ma ad una loro fusione, fino a farla divenire un’unica realtà. Il pensiero teoretico e metapolitico di Drieu non è stato sempre “fisso”, ma è mutato continuamente, col passare del tempo; un intellettuale che man mano cercava, trovava, il punto di approdo a una serie di riflessioni. E in questo libro – del quale, superfluo dirlo – consiglio vivamente la lettura, appare chiaro come i punti di vista del Drieu, cambiano sensibilmente col tempo, sia nella forma che nella sostanza. In parte per una maturazione personale dovuta allo scandire degli anni, e in parte per una evidente mutazione degli eventi attorno a lui e nel mondo. A partire soprattutto dallo capitolo “Scritto in piazza” (1934), Drieu diventa più duro, più esigente e anche più enfatico nello scrivere.

Più precisamente Drieu, sente la necessità di fondere le parti migliori del socialismo e del nazionalismo, respingendone gli aspetti più tossici di entrambi. Rifiuta il marxismo e il materialismo, crede nel corporativismo, considerando quest’ultimo come il naturale evolversi del socialismo interclassista. Avverte dei rischi di un certo nazionalismo reazionario, ma al tempo stesso giunge ad un interessante punto di svolta intellettuale: secondo Drieu, il capitalismo, per salvarsi dalla minaccia del socialismo rivoluzionario e dal comunismo, deve poggiare sul nazionalismo, ma quest’ultimo, essendo di fatto un controllo statale di tutti gli aspetti nazionali, ivi compreso quello economico, spinge inevitabilmente verso un socialismo, sebbene diverso da quello classico. Se potessi fare una correzione al pensiero di Drieu, direi che anziché di “Socialismo fascista”, preferirei parlare di “Fascismo sociale”.

C’è una differenza netta tra essere sociali e socialisti. Drieu comunque comprende la necessità del superamento del materialismo, attraverso una visione spirituale di ogni aspetto della vita sociale e umana. Con una visione che sembra veggente, anticipa di un secolo i limiti del “sovranismo assoluto”, indicando il nazionalismo inteso come Stato-nazionale un freno da oltrepassare attraverso una visione di Patria-Europea, che non annichilisca però lo Stato nazionale, ma si ponga come piattaforma comune di potenza. Superfluo dire che Drieu non intendeva l’attuale UE, ma auspicava la Confederazione degli Stati nazionali e dei popoli europei, un progetto sul quale – mi permetto un salto alla contemporaneità – lavorano, non senza evidenti difficoltà, molti soggetti politici della Destra e della Destra radicale europei.

Fascismo è la parola proibita oggi. Quando se ne parla, bisogna fare contorsioni ipocrite, come “Destra”, “conservatorismo”, “sovranismo”. Ma è possibile parlare di “fascismo democratico?” pur consapevoli di tutti i limiti dell’attuale democrazia? Non si tratta di scegliere tra democrazia e dittatura, ma di riflettere se è necessario “revisionare” la democrazia, in una “democrazia decisionista”. In tal caso potremmo tornare a parlare – ma i tempi sembrano ancora un po’ lontani – di un fascismo “nuovo” che non è in conflitto con l’idea di democrazia, e quindi, una parola e un progetto politico e culturale, non più tabù. Questo è il nostro sogno. Il libro “Socialismo fascista” di Drieu è una lettura immancabile per chi coltivi tale sogno. E qualche volta, i sogni si realizzano.

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