Scena di Caccia nei cieli d’Europa. Estetica e filosofia della fantascienza in Faye

Set 4, 2026

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Nel 1984, il panorama radiofonico francese viveva una radicale trasformazione. Tre anni prima – nel 1981 – il presidente Mitterand aveva posto fine al monopolio di Stato sulla radio dando vita all’era delle radios libres, un far west dell’etere occupato da emittenti musicali, pirati politici, avanguardie artistiche e schegge impazzite della controcultura. A seguito di ciò, l’emittente Amplitude FFI trasmette un’opera audio ad oggi ancora sotterranea, ma destinata a rimanere un unicum per la sua densità concettuale: Scène de chasse en ciel d’Europe (“Scena di caccia nei cieli d’Europa”).

A “firmare” l’opera e prestare la voce all’enigmatico narratore è Guillaume Faye, all’epoca la mente più brillante, provocatoria e iconoclasta del GRECE e della Nuova Destra. Faye, che di lì a poco si sarebbe allontanato dal movimento per divergenze strategiche, concepisce questo “fotoromanzo sonoro” come un mezzo per vincolare la sua metapolitica armata a un approccio che si potrebbe erroneamente derubricare a mero divertissement letterario.

Ciò che rende questo documento interessante, tuttavia, è il suo valore anticipatario: quattordici anni prima di dare alle stampe il suo Archeofuturismo (1998), Faye getta in Scène de chasse le fondamenta estetiche e filosofiche di quell’idea e anticipa l’ambientazione che, oltre dieci anni dopo, i lettori (ri)scopriranno questa volta non con il pilota di Squalines ma con il plenipotenziario “Dimitri Oblomov”. La corporazione “Typhoone”, le Squalines, sono tutti elementi ampiamente anticipati e che ci lasciano scrutare con largo anticipo quel mondo con cui Faye ha sempre conciliato un abile estro narrativo alla teorizzazione politica.

Entrando nel merito, il racconto è il diario di bordo psicologico e militare di un pilota appartenente a un’élite di “squali volanti” della Federazione Eurosiberiana, un impero pan-europeo iper-tecnologico e organizzato su principi organicisti. La storia si svolge alla fine del periodo di “pre-guerra”, l’ultimo giorno di settembre, poco prima del grande scontro finale tra la Federazione e l’Occidente liberale.

La trama è lineare ma densissima di dettagli evocativi: un aereo di linea civile occidentale (un Boeing 747 della Western Freedom Airlines) viola lo spazio aereo della Federazione sopra la penisola del Kamchatka. I piloti della base fleur-vénéneuse si preparano alla missione come per un rito sacro, truccandosi ritualmente emulando sia l’estetica cyberpunk della fantascienza anni ’80, sia gli arcaismi della casta guerriera. Saliti a bordo delle squalines, caccia supersonici prodotti dalla Typhoone, il decollo avviene in sincronia con il sorgere del sole, celebrato come una divinità. Durante il volo a Mach 4, i piloti si rilassano con passatempi quali guardare opere d’arte sadiche, leggere filosofia post-moderna con sarcasmo o bere champagne siberiano. Le squalines intercettano il Boeing 747 (disprezzato per il suo nome infantile, Jumbo, legato all’universo di Walt Disney). Ricevuto l’ordine di fuoco in codice poetico, il narratore abbatte l’aereo che, squarciandosi, lascia cadere nel vuoto i corpi dei passeggeri osservati dal pilota con un piacere estatico, quasi erotico. Tra le vittime compaiono icone della cultura, del giornalismo e della filosofia occidentale dell’epoca. Compiuto il massacro, i piloti rientrano alla base in silenzio, recitando preghiere solari e patriottiche. La risposta inviata dalla Federazione all’Occidente terrorizzato è una filastrocca infantile, in segno di assoluto disprezzo. Il pilota conclude con una lettera amorosa alla fidanzata, scambiandosi promesse di estasi nella guerra imminente.

L’universo mentale di Faye si muove su una mappa geografica che riflette la geopolitica ideale dell’autore e la sua Weltanschauung sul rapporto Europa-Occidente: la Federazione Imperiale Eurosiberiana conta 113 province e si estende “da est a est”, dominando quella che viene definita “l’isola centrale del mondo”. La Kamchatka e il lago Baikal sono descritti come territori europei, giacché l’Europa ha assorbito la Russia in un unico blocco imperiale. D’altra parte, l’Occidente (guidato dagli Stati Uniti) è ridotto a una terra di “zombie”, dominata dal mercantilismo, dal sentimentalismo e dal culto del “piccolo benessere”. I governi europei (definiti da Faye non ex governi europei, bensì governi ex-europei) democratici precedenti sono in esilio a Las Vegas e in California, ridotti a burattini. Il centro militare è nascosto nella fitta foresta sildava (luogo fittizio, citazione a Tintin), e le centrali nucleari sono descritte come templi post-moderni, “sensuali come grandi felini a riposo”.

La violenza, da Faye, è esaltata come un valore estetico supremo. Nel racconto, il pittore militare O2 inchioda soggetti vivi alla tela per dipingerci sopra, e l’abbattimento dell’aereo civile è vissuto come un momento esteticamente grandioso. Come recita il testo: “Estetica è la nostra intuizione del mondo. Che perisca la ragione. Piacere è il nome della volontà di potenza. Desiderio è l’ardore della nazione”. Il cristianesimo e l’umanesimo occidentale sono emendati, definiti spregiativamente “cristianomorfi”. La Federazione adora il Sole, Hermes (dio della velocità e dei messaggi, incarnato nei laser), Poseidone (che accoglie le vittime nel mare) e annuncia l’avvento di una nuova era per vendicare la distruzione di Delfi e Olimpia. I passeggeri del Boeing non sono esseri umani da commiserare, ma “piccoli mercanti cremisi”, “corpi deformi”, una massa egualitarista la cui unica vera colpa è la mediocrità.

Il racconto lascia emergere anche i tratti impliciti dell’immaginario profondo di Faye. Oltre la trama fantascientifica, il testo trasuda l’ideologia dell’autore in maniera muscolare e pronunciata, con largo anticipo dalla teorizzazione dell’archeofuturismo, emergendovi già la sintesi tra la massima tecnologia del futuro e i valori arcaici, tribali e pre-cristiani del passato. A imporsi, è innanzitutto un sovrumanismo di marca transumanista: nella Federazione, il corpo umano è modificabile e deve fondersi con la macchina. Il battito cardiaco del pilota è digitalizzato e controllato da impulsi per mantenerlo freddo e aggressivo; si usano droghe da combattimento. La fidanzata si fa operare gli occhi al laser non per motivi medici, ma per far fondere iride e cornea in una massa dura come il marmo, ottenendo uno sguardo simile a quello di una telecamera militare. L’essere umano si muta volontariamente in cyborg per servire la potenza dello Stato. Anche il modello di economia di potenza, tipico della trattatistica paneuropea e già osservabile in Jean Thiriart, si palesa nella fusione totale tra Stato e Industria: il mega-trust Typhoone è un esempio di totalitarismo corporativo; la ditta e le sue sussidiarie producono tutto, dagli aerei ai computer e persino le posate d’argento e le opere d’arte.

Un’operazione interessante che compie Faye sta nella sua caratterizzazione del femminile: i piloti sono uomini, ma i caccia squalines sono costantemente descritti come femelles tueuses, le pilotesse assassine, più avanti anche “femmine da preda”. Si tratta di una militarizzazione totale dell’eros femminile. Il pilota sperimenta un’estasi erotica e guerriera penetrando e dominando un’arma da guerra che ha attributi femminili. Interessante anche l’elenco dei personaggi famosi uccisi nell’incidente, una vera e propria hit list ideologica della Nuova Destra degli anni ’80: Michel Berger, Marc Chagall, Bernard Henri-Lévy e Elisabeth Badinter, persino Lady Diana. Nomi riconducibili all’arte disimpegnata e sentimentale, le avanguardie progressiste e illuministe francesi e persino semplicemente rei di essere grandi nomi del gossip.

Il finale della battaglia nei cieli, con il silenzio della base e la risposta irriverente inviata all’Occidente terrorizzato è il nucleo del cinismo metapolitico di Faye. I redivivi europei non cercano il dialogo, non si curano di legittimità giuridica o di ordini basati sulle regole. Il linguaggio diplomatico è morto, sostituito da un nomos della forza. In questo Faye, con il suo racconto di guerriglia alata, non si limita ad preconizzare con quattordici anni Archeofuturismo, ma anticipa l’epoca contemporanea tutta, con più di quarant’anni di vantaggio.