Lom, piccolo centro provinciale di quasi 2500 abitanti, nell’Innlandet della Norvegia, una contea interna appunto, che confina con la Svezia centro-occidentale, montuosa, differente dalle altre affacciate sul Mare del Nord con i suoi tipici fiordi. Le montagne imponenti che si stagliano sul Cielo bianco invernale, incontrandosi con le Aurore Boreali, o sul Cielo blu delle fresche estati, tra una Natura ancora incontaminata, tra ruscelli roboanti con trote e temoli che guizzano e saltano qua e là, le belle campagne coltivate, con le fattorie tranquille e comignoli fumanti, le foreste di conifere della taiga nordica – tutto fa da sfondo magico ad uno dei progetti musicali più interessanti del momento: Myrknetsferd, puro, autentico Black metal norvegese, con quella dose forte di Folk tradizionale, secondo la tipica impronta dell’Innlandet, una contea che vanta, infatti, una grande tradizione Folk.
Non a caso, Vågå, un comune proprio della contea dell’Innlandet, è stata la città natia del grande poeta pagano Knut Hamsun, forte del suo orgoglio nasjonalromantikk, che anche noi abbiamo e pertanto condividiamo con Myrknetsferd. Il tutto mi riporta inevitabilmente anche alle descrizioni degli Iperborei, quali popolo dell’estremo Nord, dove l’anno è scandito soltanto dai due Solstizi, e dove questo popolo leggendario viene descritto giusto, fiero, dedicato ai culti e grande amante dell’arte musicale. Diodoro Siculo sulla scorta di Ecateo di Abdera (Biblioteca storica, libro II, 47, 1-6) e Plinio il Vecchio sulla scorta di Pitea di Marsiglia (Naturalis Historia, libro IV, 89) ci hanno detto bene, perché è proprio questo ciò che io ho trovato nel Nord Europa e pertanto in Myrknetsferd.Tra i monti del magico Innlandet, Jotunheimen, la ‘’Dimora dei Giganti’’, a voi, Greg Baugr
Benvenuto, Grev Baugr. Il tuo progetto, Myrknetsferd, è una one-man band (ossia un progetto nel quale tu ti occupi di tutto: musica, testi etc.), come molti altri in questo grande genere che è il Black metal (che non è solo musica …), in particolare la vecchia e gloriosa scuola del True Norwegian Black metal … il ‘’Vero, autentico Black metal norvegese’’. Per favore, parlaci della tua scelta di intraprendere questo percorso per esprimerti artisticamente. Parlaci del tuo bisogno di poesia, del tuo bisogno di Tradizione e di grandi e nobili valori ancestrali.
Hi Daudeferd! Ecco le mie risposte alle tue domande. È un onore essere intervistato da voi di Identitario.org.
Cominciamo con l’intervista.
Saluti! Prima di tutto, sono molto onorato che tu abbia trovato me e il mio progetto così interessanti da volermi intervistare. Bene, da dove cominciare? Il progetto è nato alla fine del 2016. In quel periodo avevo solo una chitarra acustica classica per bambini, che prendeva polvere da molti anni, e ho iniziato a registrare alcuni riff. E’ stato così che ho scoperto il piacere di creare qualcosa. Si è trattato di un periodo in cui ho aperto la mente su come le cose funzionavano intorno a me. La società, le questioni spirituali e così via. Tipico per un ventenne, forse, ma nel mio caso ho insistito un po’ di più rispetto agli altri, credo.
Un paio d’anni prima avevo iniziato ad essere ossessionato dalla storia del Black metal. Il motivo è che ovviamente mi piaceva il metal e nutrivo una passione ardente per la cultura norvegese. Perciò, la storia del Black metal norvegese mi affascinava profondamente. Come dei giovani norvegesi, adolescenti e ventenni, potessero creare una musica così bella, dura e gelida, il tutto racchiuso in un’unica fantastica formula. La mia principale fonte d’ispirazione era il progetto Burzum, dato che Varg (Vikernes, ndD) faceva tutto da solo e creava un mondo magico. All’epoca ero piuttosto solo, quindi avevo molto tempo per pensare, e avvertivo un insopprimibile bisogno di esprimermi in qualche modo. In quel vortice di pensieri, ho iniziato anche a scrivere testi. Allora, non conoscevo nessuno nei dintorni che ascoltasse quel genere di musica. Ciononostante, fui preso dalla nostalgia per i tempi passati, quando le vere tradizioni erano parte integrante dell’essere vivi. Fu allora, e fu per questo che la fiamma si accese, per così dire.
Da norvegese, quanto è importante per te l’antica Tradizione, la tradizione norrena?
Per me è fondamentale. Conosci te stesso conoscendo i tuoi antenati, perché siamo tutti il risultato di essi, e in realtà siamo proprio loro, la loro eredità. Questo è il senso di gran parte della tradizione pagana norrena, almeno per me. È un ombrello che racchiude tutti i miti, le festività e la conoscenza fondamentale di cosa significhi essere vivi come esseri umani, nel rispetto della natura e nell’essere parte di essa. Ha un ruolo importante nel mantenere l’ordine nel caos assoluto dell’esistenza. Soprattutto nei tempi moderni, con tutta l’artificialità che ci circonda, sia a livello materiale che spirituale. Il bisogno di essere radicati in sé stessi e di essere orgogliosi di ciò che si è, è stato messo in discussione da troppo tempo, con i risultati che vediamo – depressione, odio verso sé stessi, nichilismo, misantropia, tutti elementi che non contribuiscono certo a creare una società migliore. Devo dire che molti dei miei testi, soprattutto quelli inediti, toccano proprio questi temi. Forse è un avvertimento, che gli altri dovrebbero leggere dopo aver ascoltato i miei testi, ma questa sensazione mi assale di tanto in tanto mentre mi trovo ad affrontare la nostra moderna quotidianità.
Detto questo, non credo che prima fosse tutto migliore, ma ritengo fermamente che i nostri antenati avessero una conoscenza molto più profonda di come condurre una vita significativa attraverso la tradizionale visione pagana del mondo. Questo è almeno un obiettivo a cui aspirare, anche se non si può essere perfetti in tutto. Nessuno può definirsi perfetto, perché siamo pur sempre umani con i nostri difetti. Come forse dovrebbe essere. Altrimenti saremmo tutti robot, e questo è lo scenario più distopico che mi venga in mente. Detto questo, credo che tutti abbiamo bisogno di valori più elevati a cui aspirare. Solo allora le cose possono cambiare in meglio. Per sé stessi nella vita di tutti i giorni, e per la società in generale.

Perché, allora, questa scelta di usare il dialetto nei tuoi testi? Per favore, dicci qualcosa di più su questo argomento linguistico: Bokmål/Riksmål, Nynorsk/Landsmål, i dialetti locali …
La Norvegia annovera due lingue scritte ufficiali: il Bokmål e il Nynorsk. Il Bokmål è l’idioma più diffuso, sia nei media sia nella cultura popolare. Nella mia regione e in molte altre zone, soprattutto nella Norvegia occidentale, il Nynorsk è invece più comune. Quindi, fin da bambini impariamo a usare il Nynorsk come lingua scritta principale. A quanto ne so, la lingua Nynorsk fu creata da Ivar Aasen, il quale ideò appunto una forma di norvegese più unica e per stabilire al contempo una lingua norvegese scritta più autentica, e questo nel processo di formazione della nuova Norvegia dopo la separazione dalla Danimarca. In questo sforzo, egli raccolse diversi dialetti e li fuse nel Bokmål, creando il Nynorsk. Era nel pieno dell’era del Nasjonalromantikk (“Romanticismo nazionale’’) e direi che questa sia stata la ragione di tutto. Sembra molto bello, vero? Mi chiedo, però: perché non dovremmo piuttosto valorizzare e coltivare i dialetti unici che ci circondano? Considero il Nynorsk, in fondo, uno strumento per cancellare la diversità delle culture locali della Norvegia, tramite il mezzo linguistico. Invece del Nynorsk, a mio parere dovremmo studiare il Norreno Antico. Oggi, molte parole inglesi sono usate anche nel linguaggio quotidiano. Quasi tutti, me compreso, ne sono responsabili. Immagino che il fatto che questi dialetti e la lingua ‘’nazionale’’ cambiano sia una cosa naturale. Ma io rimango della mia idea.
Perché, dunque, usare dialetto, Inglese e Bokmål nei miei testi? E’ presto detto. Uso il dialetto perché voglio promuovere il mio patrimonio locale e il mio dialetto non è mai stato usato prima nel Black metal. Poi uso il Bokmål in alcuni altri testi. Con esso, mi sento diverso. Sembra strano: perché usare due distinte “lingue’’ norvegesi? In qualche modo, con il Bokmål riesco a scrivere più liberamente . Ovviamente, la mia è la variante più antica, quella più simile al Danese. A dire il vero, penso che sia qualcosa di bellissimo. Le grandi opere di Knut Hamsun, di Henrik Ibsen usavano lo stesso linguaggio nobile, e scrivendolo si ha la sensazione di trovarsi su un piedistallo. Il dialetto, invece, rende tutto più personale. Infine, per quanto riguarda l’Inglese, lo si può utilizzare per concetti inesprimibili nella lingua norvegese. In fondo, è tutta una questione di sentimenti. A volte, si tratta di voler diffondere i miei pensieri e la mia arte a un pubblico più ampio. Anche se Myrknetsferd è una “band’’ molto, molto piccola al momento e praticamente sconosciuta. Io parlo come se avessi pubblicato chissà quanti album e girato il mondo in tour, ma in realtà ho prodotto al momento solo una demo e un mini CD, En Vind af Kulde (traducibile con “Un Vento di Freddo’’, ndD), che comunque ha riscosso un discreto successo nell’underground. Spero di produrre qualcosa nei prossimi anni, al mio ritorno in attività dopo circa 4 anni di pausa. L’obiettivo dei testi e la visione di Myrknetsferd non sono mai stati politici, ma detto questo, cosa, in fondo, non è davvero politico? La gente riesce a politicizzare qualsiasi cosa. I miei testi più recenti trattano spesso della triste realtà del declino spirituale e culturale della mia Patria. Il che, secondo me, si sposa bene con la mia musica. Comunque sia, il folklore e il misticismo rimangono al centro della maggior parte dei miei testi.
Come vedi e percepisci questa decadenza della ‘’modernità’’ di questo mondo, soprattutto se parliamo dell’Europa?
Innanzitutto, vorrei chiarire che sto parlando a titolo personale, perché desidero mantenere una certa distanza tra me e i miei progetti musicali, e perché in generale non mi sento molto a mio agio nel condividere le mie convinzioni pubblicamente. Questo, prima di tutto, dato che uso il mio nome d’arte in questa intervista, per via delle persone con cui sono coinvolto musicalmente, visto che faccio parte anche di un’altra band. Dico questo a causa della piaga della cancel culture, che schiaccia artisti ed eventi culturali solo perché qualcuno ha detto qualcosa di minimamente controverso anche molti anni prima. Sarebbe piuttosto problematico per me essere la ragione per cui non potremmo più suonare dal vivo in futuro, per così dire. Come ho detto, sia Myrknetsferd sia l’altra mia band non sono gruppi politici, in un senso o nell’altro. Solo nazionalismo romantico e spirito pagano, qualunque cosa questi due concetti significhino. Ho parlato dei miei testi e, naturalmente, la mia visione della vita a volte si riversa in essi, diventando essa stessa un’arte. Ma credo che questo valga per ogni “artista’’. La libertà di espressione dovrebbe essere totale!
Myrknetsferd significa “un viaggio dentro noi stessi” (da myrk ‘’oscuro/oscurità’’, net ‘’profondo’’, ferd ‘’viaggio’’), nel nostro subconscio più profondo, dove regna l’oscurità, per scoprire il nostro vero io (come Teseo nel Labirinto). Per favore, vorrei che tu ne parlassi più approfonditamente.
Hai colto perfettamente nel segno con la tua interpretazione del nome del progetto. Significa esattamente questo. È un nome che ho scelto subito quando ho iniziato. In molti dei miei brani canto della “luce’’ a cui aspiro. Non la luce cristiana, ovviamente. Per me, quella è l’oscurità. È tutto capovolto. La loro luce è la mia oscurità e la mia luce è la loro oscurità. Ma ora, secondo me, la questione è piuttosto: siamo svegli o no? È il desiderio di cercare la verità, e frequentemente non riuscirvi. Ma la luce della saggezza e della prosperità è sempre lì davanti a te, come la carota per il coniglio. Quindi sì, Myrknetsferd è un viaggio nell’oscurità per trovare la luce che è dentro di noi. Attraverso la saggezza puoi crescere, e plasmare una versione migliore di te stesso. I miei testi sulla depressione, la morte e la “oscurità impenetrabile’’ parlano proprio di quando ti sembra di non farcela, spesso a causa di distrazioni di cui non sei nemmeno responsabile.
Grev Baugr, in te, mi sono abituato a conoscere un grande uomo norreno, intelligente e molto sensibile verso la Tradizione, la Natura, la Cultura, molto affezionato alla propria bellissima terra, la Norvegia, e all’Europa. La tua poesia è profonda, davvero profonda, non solo nei significati ma anche nell’arte, usando uno stile molto antico, metrico, proprio come un vero scaldo dei nostri tempi, e la tua musica riflette perfettamente ciò che canti e anche la pura natura che circonda Innlandet. Per favore, parlaci dei tuoi nuovi lavori sulla storia della tua terra. Mi riferisco alle tue nuove canzoni, come Norvegr (antico nome della Norvegia) e anche 1021, che è una canzone per l’altro progetto (o meglio dire gruppo in questo caso) in cui sei coinvolto, Storivil, in onore della montagna che domina la tua landa-città (Lom).
Grazie! Norvegr è una canzone che farà parte dell’album ancora inedito di Myrknetsferd, I Maaneskinnets Speil (‘’Suonata al chiaro di Luna’’, ndD). È una canzone sul mio paese, la Norvegia. In poche parole, il messaggio di fondo è l’amore per la mia patria. Se noi umani che viviamo qui non cambiamo rotta, la natura, gli spiriti dei nostri antenati e diverse figure mitologiche del folklore, agendo in sinergia, lo faranno per noi, in un modo o nell’altro. L’unica via è andare contro il proprio deserto interiore. L’altra canzone, 1021, è per gli Storivil, ed è una versione demo di quanto verrà pubblicato in seguito come prodotto finito. Il brano narra di quando il re Olav Den Heilage portò il cristianesimo nel nostro villaggio nell’anno 1021. Di come vivevamo in pace e secondo i valori pagani, fin quando questo re e i suoi seguaci arrivarono con le spade e ci imposero il cristianesimo. Disse: ‘’È un peccato bruciare un villaggio così bello’’ mentre si trovava su una montagna e guardava Lom/Skjåk dall’alto (il monte è Storivil, ndD). Lo ricordiamo come il re traditore. Ecco, il progetto è di realizzare un concept album incentrato su questo. Ma per la band è ancora agli inizi.
Lo ripeto: Myrknetsferd è uno dei migliori progetti Black metal norvegesi, non solo di questi tempi, ma di sempre, davvero. Purissimo Norwegian Black metal. Abbiamo io e te anche tre nuove canzoni da registrare insieme, non è così? Prima di concludere questa breve intervista, per favore, condividi con noi una piccola perla della tua conoscenza e saggezza pagana norrena, da conservare insieme alle tue opere, anche nel tuo dialetto locale, che tradurrò per i lettori italiani.
Wow. Non avrei mai pensato di ricevere un complimento del genere. Sono davvero onorato e commosso. Immagino sia mia responsabilità impegnarmi al massimo in futuro, dato che la concorrenza è spietata in un ambiente popolato da band leggendarie. E sì, non vedo l’ora di lavorare con te su questi tre brani, Daudeferd! Le basi sono solide, quindi vediamo come andrà a finire. È davvero emozionante!
“I odelsarven du blomstra tå den største grunn. Um ikkje, ha du gløymt å drikke frå Mimes brunn. Hugs, du æ Odin’’.
“Nell’eredità [che siamo noi] Tu hai raccolto dal terreno più vasto e fertile. Altrimenti, avresti dimenticato di bere alla fonte di Mímir. Che si ricordi allora, Tu sei Odino’’.

Myrknetsferd’s Bandcamp-page:
https://myrknetsferd.bandcamp.com/album/en-vind-af-kulde
Link to Winter Solace Production:
https://store-wintersolaceproductions-com.3dcartstores.com
Link to WSP’s Myrknetsferd En Vind af Kulde-page on Discogs:
https://www.discogs.com/release/19570840-Myrknetsferd-En-Vind-Af-Kulde
Quanto al mini album En Vind af Kulde, sarà a breve ristampato su vinile e in formato cd.




