Voglio segnalare il breve ma intenso saggio “L’eredità spirituale di Giuseppe Mazzini. Quaderni della Scuola di Mistica Fascista ‘Sandro Mussolini’” curato da Marco Aurelio Bocchiola con una prefazione di Sergio Filacchioni, pubblicato nel 2025 da “Passaggio al Bosco”.
Bocchiola estrae una sintesi dei Quaderni di Mistica Fascista, e come quasi sempre accade con le opere edite da Passaggio al Bosco, estrema sintesi e intensità e completezza del contenuto, sono il piatto forte. Il testo è “agile”, di facile lettura, anche se la sua completa comprensione richiede una conoscenza di base della materia trattata.

Come prima cosa va spiegata cosa fu la Scuola di Mistica Fascista.
Fu fondata nel 1930 a Milano dal filosofo cattolico Niccolò Giani, ed era un istituto che si poneva l’obiettivo di forgiare la futura classe dirigente del Partito Nazionale Fascista.
Il libro di Bocchiola, è suddiviso in pochi, essenziali, capitoli: “Motivi preliminari”, “Posizione e funzione storica di Mazzini”, “Architettura e capisaldi del suo sistema”, “La sua dottrina”, “Il suo insegnamento”, “Il giuramento della Giovine Italia (1831)”, “Lettera di Niccolò Giani al figlio Romolo Vittorio (Marzo 1941)”, “Consegna alla Scuola di Mistica per la “Rivoluzione continua” di Benito Mussolini (20 novembre 1939)”, “Un’autentica “ideologia italiana”: c’è Mazzini all’origine del fascismo?” e “Il terzo tempo Mussoliniano tra Mazzini, Gentile, Evola e Spengler”.
In poche ma intense pagine, il saggio coglie il senso del fascismo reale e inquadra anche un “fascismo ideale” incarnato appunto dalla Scuola di Mistica Fascista, che rappresentava una corrente interna al Fascismo che aveva come ideale quello di pungolare il regime e rivitalizzarlo in un senso di “rivoluzione permanente”.
Si parte proprio da Giuseppe Mazzini e il suo pensiero, sociale, nazionale, patriottico e religioso. Si evidenzia la differenza tra Mazzini e Marx, il carattere “nazionale” del primo e “internazionale” del secondo, pur avendo, anche nel pensiero mazziniano una visione “mondiale” ma che tiene sempre presente le peculiarità delle differenti identità e tradizioni nazionali. Mazzini, eroe e pensatore del Risorgimento, viene indicato dal saggio come uno dei principali ispiratori della Rivoluzione Fascista compiuta da Benito Mussolini. Il rapporto tra Mazzini e il Duce, è analogo a quello tra Marx e Lenin.

Il fascio littorio, l’aquila e la romanità, ma anche il patriottismo nazionale, l’interclassismo economico-sociale, la religiosità come spirito di vita, il senso dell’autorità, il senso del dovere come premessa dei diritti. C’è tutto questo e di più. Come Mazzini si separa da Marx, Mussolini si divarica da Lenin e offre lo sbocco della “Terza via” tra capitalismo e comunismo.
Ovviamente, pur essendo Giuseppe Mazzini il perno attorno al quale ruota il saggio, c’è spazio anche per Nietzsche, Sorel, Gentile. Il testo snocciola una serie di riflessioni che offrono uno squarcio sul ruolo che ebbero i giovani studenti della “Scuola di Mistica” nella valorizzazione della figura di Mazzini e il suo indispensabile contributo a quella “religione della socialità” che spinse il Fascismo a sferrare un assalto contro la borghesia e il suo tratto di decadenza dei valori, sostituito da una visione “etica e religiosa” della vita, fondata su una concezione di Stato etico e la costruzione dell’uomo nuovo”.
C’è continuità ed evoluzione tra Risorgimento e Rivoluzione Fascista, ma da intendere nel senso che il fascismo realizza un processo che col Risorgimento era rimasto incompleto. Ma dell’egualitarismo marxista-leninista, il pensiero mazziniano, tradotto in prassi da Mussolini, consiste nel corporativismo interclassista. L’ateismo e il materialismo, viene rifiutato da una politica che si basa su una fede spirituale, anche se la religiosità non deve per forza essere intesa in senso cristiano o cattolica. Ecco infatti un passaggio della prefazione di Filacchioni: “Insomma, il Fascismo si specifica dal Marxismo – secondo lo storico tedesco – quando si dà a un mito e si iscrive in un processo che “viene da lontano”. Quale? Secondo lo storico tedesco quel “rovesciamento dei valori” preconizzato da Friedrich Nietzsche contro l’egualitarismo, contro la morale giudeo-cristiana che da duemila anni concorre all'”imbestiamento in gregge” dell’Occidente”.

Dopo che il governo di Destracentro a trazione Fratelli d’Italia ha approvato (con i voti dell’intera maggioranza) la partecipazione dei lavoratori alla gestione, al capitale e agli utili delle aziende, il tema mazziniano della “socialità corporativa”, si fa più attuale. Era una riforma di cui si è sempre parlato dalla nascita della Repubblica, e solo con un governo guidato dal partito della “Fiamma”, si è tradotto in realtà. Adesso bisogna che la legge sia fatta applicare, rispettare e bisogna intendere questo passo, solo il primo di un percorso.
La lettura di questo saggio che raccomando vivamente, può essere molto utile per comprendere il pensiero di Mazzini, il suo legame col fascismo e le auspicabili eredità ideali.




