LEON DEGRELLE. Vita e opere di un uomo di milizia

Ott 2, 2026

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Affrontare seriamente la figura di Léon Degrelle non è semplice. Pochi personaggi del Novecento europeo sono stati circondati da una simile quantità di passioni, condanne, ammirazione e auto-mitologia. Proprio per questo il libro di Francis Bergeron risulta particolarmente riuscito: non tenta né di demolire preventivamente il personaggio né di trasformarne la biografia in un’agiografia.

Per chi conosce già abbastanza bene la storia del rexismo e soprattutto le memorie dello stesso Degrelle, è apprezzabile il modo in cui Bergeron riesce a distinguere continuamente l’uomo dalla leggenda che egli contribuì in prima persona a costruire. È particolarmente interessante, ad esempio, il trattamento riservato ai rapporti con Hergé, agli incontri con Hitler e ai numerosi episodi che Degrelle, soprattutto nel Dopoguerra, raccontò talvolta ampliandone la portata. Bergeron non evita queste contraddizioni, ma non permette nemmeno che esse cancellino la straordinarietà oggettiva di una vita difficilmente paragonabile a quella di altri protagonisti politici della sua generazione. Proprio questo equilibrio permette al lettore di avvicinarsi alla figura di Degrelle senza dover necessariamente accettare la sua versione degli avvenimenti e senza, allo stesso tempo, cadere nella tentazione opposta di considerare tutto ciò che egli raccontò come pura invenzione.

Il libro ricostruisce bene tutte le diverse vite di Degrelle: il giovane cattolico di Bouillon affascinato da Goffredo di Buglione; lo studente irrequieto di Lovanio; il giornalista e viaggiatore che raggiunge il Messico dei Cristeros; l’organizzatore editoriale; il fondatore e trascinatore di Rex, capace nel 1936 di ottenere l’11,5% dei voti e portare in Parlamento 21 deputati e 12 senatori; quindi il rapido declino politico, la rottura con il mondo cattolico, la guerra, la Légion Wallonie, il Fronte dell’Est, Čerkasy e infine la rocambolesca fuga verso la Spagna e quasi mezzo secolo di esilio. La successione di queste fasi rende evidente quanto sia difficile racchiudere Degrelle in una sola definizione. Ogni periodo della sua vita sembra infatti contenere già gli elementi che porteranno al successivo, pur attraverso trasformazioni e contraddizioni spesso profonde.

Uno dei maggiori pregi dell’opera è proprio quello di non ridurre Degrelle alla sola uniforme della Waffen-SS. Senza minimizzare quel capitolo decisivo della sua esistenza, Bergeron mostra quanto sia impossibile comprenderlo senza conoscere ciò che venne prima: l’ambiente cattolico belga, la crisi dei partiti tradizionali, l’esperienza editoriale di Rex, il talento giornalistico, la capacità oratoria e quella miscela di ambizione, fede, energia e gusto della provocazione che caratterizzava Degrelle già molti anni prima della guerra. In questo senso, la parabola politica e militare non appare come una semplice parentesi, ma come il risultato di una personalità già formata, che nel corso degli anni avrebbe trovato nella guerra e nella radicalizzazione ideologica un terreno particolarmente favorevole alla propria affermazione.

Anche le pagine militari sono efficaci perché restituiscono la dimensione concreta del personaggio. Qualunque giudizio si dia sulla causa per la quale combatté, è difficile contestare il coraggio personale dimostrato sul Fronte dell’Est. Allo stesso tempo, Bergeron mantiene una certa distanza dalle ricostruzioni dello stesso Degrelle, distinguendo quando possibile ciò che è documentabile da ciò che appartiene alla successiva costruzione della propria leggenda. È, questo, un approccio importante soprattutto quando si affrontano gli episodi più spettacolari della sua esperienza bellica, nei quali il confine tra memoria personale, propaganda e ricostruzione storica tende inevitabilmente a diventare più sfumato.

Si tratta probabilmente dell’aspetto migliore del volume: Degrelle ne esce più interessante proprio perché non viene trasformato in una figura monolitica. È brillante e imprudente, coraggioso e vanitoso, capace di intuizioni politiche notevoli e di errori clamorosi; trascinatore di uomini ma anche instancabile narratore di se stesso. Lo stesso Bergeron riconosce, in sostanza, che il personaggio può essere stato contemporaneamente l’avventuriero autentico e il costruttore del proprio mito. Ed è proprio questa sovrapposizione tra esperienza vissuta e autorappresentazione a rendere la sua figura tanto complessa: Degrelle non fu soltanto protagonista degli eventi che raccontava, ma divenne progressivamente anche il principale autore della propria immagine pubblica.

Il risultato è una biografia agile ma sorprendentemente ricca, utile sia a chi si avvicina per la prima volta a Degrelle sia a chi conosce già Fronte dell’Est o le sue lunghe interviste. Non è necessario condividere le scelte politiche del protagonista per riconoscere che la sua traiettoria attraversa alcuni dei nodi fondamentali del Novecento europeo e che merita, proprio per le sue contraddizioni, di essere studiata con attenzione. Bergeron riesce così a proporre una lettura che non pretende di risolvere definitivamente il personaggio, ma che offre gli strumenti per comprenderne meglio le trasformazioni, le ambizioni e le contraddizioni. In definitiva, il valore del libro sta anche nella capacità di ricordare che, davanti a una figura tanto controversa, il compito di una biografia non è quello di assolvere o condannare preventivamente, ma di ricostruire nel modo più equilibrato possibile una vita eccezionale e controversa.

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