“Un’avventura diversa da tutto ciò che
accade sul vostro pianeta. La storia di un
ragazzo, di una ragazza, e di un Universo.
E una grande, sconvolgente saga spaziale
di ribellione e di amore. Uno spettacolo
che anticipa di anni luce i suoi tempi.
E un’epopea di eroi, di malvagi, e di
strani esseri di mille mondi diversi…”
(dal trailer cinematografico italiano di Guerre Stellari, 1977)
La Trilogia di Star Wars è senza alcun dubbio un’opera iconica del cinema di fantascienza, una di quelle che lasciano un segno indelebile nella storia di un intero genere. Se si parla di film fantascientifici, e ancor più di space opera, è infatti molto probabile che la prima immagine che salta alla mente sia quella delle immense distese di sabbia del desertico pianeta Tatooine, dei ghiacci sconfinati tra i quali l’Alleanza Ribelle pone la sua base ne L’Impero colpisce ancora o delle molte battaglie spaziali tra le astronavi Ribelli e la flotta Imperiale.
Che piaccia o meno, qualsiasi film di fantascienza realizzato dal 1977 (anno di uscita di Guerre Stellari) in poi deve fare i conti con questa Saga e misurarsi con essa: la Trilogia è diventata talmente emblematica di un intero genere – quello fantascientifico, e in particolare del suo sottogenere space opera – che il confronto è pressoché inevitabile. Ed è un confronto spesso impietoso, poiché eguagliare i livelli di una Saga che è stata elevata a simbolo stesso del cinema di fantascienza è un’impresa assai ardua.
Oltretutto, a differenza di molte opere che vengono rivalutate col tempo (spesso anche a molti anni, se non addirittura a decenni, di distanza dalla loro prima uscita), Guerre Stellari è divenuto un cult fin da subito. Già alla prima uscita nelle sale, infatti, l’universo creato dal visionario George Lucas aveva conquistato milioni di appassionati in tutto il mondo, cosa senza dubbio tutt’altro che comune non solo per un titolo di fantascienza, ma per un’opera cinematografica in generale.
Ma del resto non poteva essere altrimenti: questo è ciò che accade quando si realizza un film (o un libro, basti pensare a Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien, opera di cui non a caso parleremo spesso) che non si limita semplicemente a raccontare una storia, ma crea un vero e proprio immaginario, un intero mondo denso di riferimenti e di suggestioni. E tutto senza mai “inventare” niente in senso assoluto, ma attingendo ad elementi e simboli, talvolta ancestrali, che sono parte integrante dell’essere umano, della sua storia e della sua identità, anche se ormai in gran parte offuscati dalla società odierna e relegati nella parte più remota del nostro inconscio collettivo.
Nella Trilogia non sono infatti presenti soltanto robot, armi laser e navi spaziali, e per quanto interessanti non sono certo questi elementi – più o meno abituali in qualsiasi opera di fantascienza – a rendere Star Wars così affascinante, ma ben altro.

Uno dei principali punti di forza di quest’opera è costituito proprio dalla storia raccontata, soprattutto dal modo in cui – almeno inizialmente – Lucas ha deciso di impostare la narrazione, ispirandosi alla mitologia e all’epica ed inserendo tutto in una cornice più ampia e inevitabilmente affascinante quale è una guerra civile galattica.
Il primo elemento significativo è quindi il mito dell’Eroe: un protagonista dalle umili origini ma in qualche modo predestinato, che dopo aver perso tutto abbandona la sua vecchia vita per seguire il proprio destino andando incontro ad imprese eccezionali. Ci sono poi i ricorrenti richiami all’età classica e al Medioevo, tra Principesse ed Imperatori, con l’archetipo del Cavaliere (rappresentato ovviamente dalla figura dei Cavalieri Jedi, ma anche da quella del cavaliere nero Dart Fener) che costituisce un elemento centrale di tutta la Trilogia. C’è un antagonista spietato, misterioso e terribilmente affascinante, la cui evoluzione – che dal suo essere a tutti gli effetti un supercattivo nel primo film lo porta fino alla sua redenzione nel capitolo conclusivo – terrà gli spettatori incollati allo schermo, complici anche i legami con i protagonisti che verranno svelati col progredire della storia.
C’è la dimensione spirituale, cosa abbastanza insolita per pellicole di questo genere, presente (seppure, come vedremo, con sfumature diverse) in maniera trasversale a tutti e tre i film, esplorata attraverso il concetto di Forza e che costituisce uno degli elementi cardine della Trilogia. Ci sono gli influssi delle filosofie orientali sulla Religione dei Jedi e dei Samurai nipponici sul loro stile di combattimento. Ci sono il fascino dell’ignoto e lo spirito di avventura, evocati attraverso bizzarri alieni e luoghi selvaggi e inospitali.
Non ultimo, c’è appunto un rapporto privilegiato con la Natura, elemento sempre presente in ogni singola ambientazione della Trilogia e spesso addirittura preponderante rispetto a quello tecnologico (altra cosa insolita per le pellicole di fantascienza, sebbene non si tratti dell’unico esempio in tal senso), con mondi fantastici ed esotici ma comunque sempre basati su corrispettivi reali. Perché in fondo una buona parte del fascino della Trilogia è data proprio da questo, ovvero dai legami con il mondo reale. Personaggi ed ambientazioni, infatti, sono sì lontani da noi nel tempo e nello spazio, ma mai così lontani da impedire allo spettatore di identificarsi nelle situazioni che vede sullo schermo.
Ecco quindi che nel deserto di Tatooine si rivedono le sabbie dell’Antico Egitto o del misterioso Medio Oriente, nei ghiacci di Hoth le distese innevate della Scandinavia o dell’Himalaya, e nella Luna Boscosa di Endor le ancestrali foreste europee. E, nel protagonista Luke Skywalker, gli Eroi di tutti i miti e le Tradizioni che sono giunti fino a noi attraverso i millenni.
Come ogni creatore di mondi che si rispetti, Lucas – come dicevamo – ha infatti realizzato la sua opera senza inventare nulla da zero, ma rielaborando sapientemente elementi del mondo reale e stando sempre attento a mantenere ben saldi i legami con esso. Certo, purtroppo dobbiamo dire che non tutti gli elementi di cui abbiamo parlato fino a qui sono presenti in maniera uniforme in tutti e tre i film, ed alcuni di essi andranno affievolendosi soprattutto nel terzo ed ultimo capitolo, decisamente più scarso dei primi due sotto molti aspetti. Questo però non intacca certo il fascino complessivo della Trilogia, e il contributo che essa ha dato alla cinematografia mondiale.
Per quanto riguarda la genesi dell’opera, tutto inizia a prendere forma nella seconda metà degli anni ‘70, quando un giovane regista californiano di nome George Lucas, con appena un paio di pellicole alle spalle e appassionato dei serial cinematografici di fantascienza di trenta o quarant’anni prima, dopo aver fallito nel cercare di acquistare i diritti di Flash Gordon, decide di scrivere un film tutto suo che ne evochi le atmosfere. Il risultato è Guerre Stellari, pellicola nella quale all’influenza della fantascienza in stile Flash Gordon – come abbiamo accennato e come vedremo meglio più avanti – si aggiungeranno molti altri influssi e fonti di ispirazione. Il film esce senza troppe aspettative nel maggio del 1977, ma l’enorme e inaspettato successo induce ben presto George Lucas a riorganizzare la sua creazione in un’opera più ampia di cui Guerre Stellari costituisce solo la prima parte. Ecco quindi che nasce la Trilogia, che prosegue nel 1980 con L’Impero colpisce ancora e si conclude infine nel 1983 con Il ritorno dello Jedi.
Ma le suggestioni evocate da Lucas sono talmente potenti da far sì che negli anni successivi venga realizzata una serie sterminata di altre opere (romanzi, fumetti, videogiochi) che ampliano – e, talvolta, distorcono – l’universo da lui creato. Nonostante l’intenzione esplicitata da Lucas fin dal 1980 di realizzare anche dei prequel, però, le vicende cinematografiche della Saga sembrerebbero definitivamente terminate con Il ritorno dello Jedi. Finché, sul finire degli anni ‘90, il regista stupisce tutti e annuncia di essere al lavoro sulla realizzazione di ulteriori film.
A questo punto, una piccola puntualizzazione è doverosa. Per una precisa scelta, questo libro si concentra unicamente sulla Trilogia uscita tra il 1977 e il 1983, nella sua prima versione (senza, cioè, i vari “rimaneggiamenti” operati dal regista negli anni successivi) e con particolare attenzione all’edizione italiana. Tre film rispetto ai quali, con una scelta altrettanto deliberata, si è deciso di non usare la locuzione “trilogia originale” e nemmeno la denominazione “episodio IV, V e VI”, riferendosi invece ad essi come “LA Trilogia di Star Wars”.

Il motivo di questa scelta è molto semplice: fino alla realizzazione del primo prequel nel 1999 la Trilogia uscita tra il ‘77 e l’ ‘83 non è mai stata percepita realmente dal pubblico come parte di una storia più ampia (e questo nonostante la discutibile operazione con la quale Lucas ha modificato “in corsa” la cronologia dei vari capitoli della Saga inserendo la denominazione “V episodio” nei titoli di testa de L’Impero colpisce ancora, scelta che all’epoca ha disorientato non poco gli spettatori). Quello dei tre film era infatti a tutti gli effetti un arco narrativo completo che iniziava con Guerre Stellari, proseguiva con L’Impero colpisce ancora e si concludeva con Il ritorno dello Jedi, senza lasciare assolutamente niente in sospeso, né tanto meno suscitare negli spettatori la necessità di approfondire cosa fosse successo prima degli eventi narrati. Era una storia compiuta, la vicenda del giovane Luke Skywalker che da umile contadino su uno dei più remoti pianeti della Galassia, attraverso una profonda crescita personale e spirituale, diventa un Cavaliere Jedi, sullo sfondo di una epica guerra civile. Insomma, la più classica delle storie di formazione.
Ma il punto focale non è neppure che si tratta di una storia che non aveva bisogno di aggiunte. Il punto è che quella è stata a tutti gli effetti una storia completa per quasi vent’anni. E per chi, come chi scrive, è nato negli anni ‘80 ed è quindi cresciuto con LA Trilogia di Star Wars, è assolutamente impossibile re-immaginarla a posteriori come una semplice parte di una storia più ampia, assecondando così un’operazione che la snatura completamente.
Non è mia intenzione – perlomeno non in questa sede – soffermarmi sulla sciagurata operazione che Lucas ha effettuato a molti anni di distanza, rimodellando la Saga dopo la conclusione della trilogia nel 1983. Mi limiterò a sottolineare come, se lui si è sentito in diritto di modificare la storia che tutti noi abbiamo amato inserendo dopo decenni elementi che vanno in una direzione completamente diversa – quando non addirittura opposta – rispetto allo spirito della Trilogia, allo stesso modo noi spettatori abbiamo il diritto di ignorare quell’operazione e considerare i tre film usciti tra il 1977 e il 1983 per ciò che sono stati per molti anni: una Saga assolutamente completa e indipendente.
Questa breve premessa era quantomai necessaria per spiegare come mai in questo libro non troverete alcuna informazione proveniente da altri film che non siano quelli della Trilogia, né dal cosiddetto “universo espanso”. Tutto ciò che in questo volume si riferisce alla storia o ai personaggi è semplicemente ciò che viene mostrato nelle tre pellicole della Saga, né più né meno. E adesso, senza ulteriori indugi, avventuriamoci in una galassia lontana lontana, popolata da strani esseri, governata da un Impero malvagio e crudele e dilaniata da una terribile guerra civile. Perché, se in tempi più recenti George Lucas ha commesso dei terribili errori rispetto alla sua creazione (o ha autorizzato altri a commetterne), non c’è dubbio che in passato sia invece stato capace di realizzare dei veri e propri capolavori, che meritano di essere visti, rivisti e apprezzati.
La Trilogia di Star Wars (1977-1983). L’opera che ha rivoluzionato la fantascienza




