La Rivoluzione Conservatrice: un’immagine guida per l’oggi

Lug 26, 2025

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Rivoluzione Conservatrice. Un concetto complesso e affascinante, una stagione straordinaria del pensiero europeo, un insieme di movimenti popolari e di circoli intellettuali, molti dei più grandi filosofi del XX secolo, la grande riflessione sulla tecnica. Molte sono le cose che possono venire in mente quando si sente pronunciare questa nota espressione: solitamente, però, almeno due elementi sono universalmente riconosciuti, la collocazione geografica: Germania, e la delimitazione temporale: 1918-1932.

Sebbene infatti il termine sia stato utilizzato per la prima volta il 24 maggio 1848 sul quotidiano berlinese ”Die Volkstimme” per descrivere la particolare situazione sociale del periodo indicando una componente di ”rivoluzionari conservatori” e compaia poi in Russia e in Francia ben prima del celebre impiego che ne fa Hugo von Hoffmansthal nel 1927 nel suo ”La letteratura come spazio spirituale della nazione”, dal punto di vista storiografico è il periodo post-bellico tedesco, il suo contesto identificativo.

Il libro principe nell’ambito di questa focalizzazione è proprio quello dal quale provengono le suddette informazioni, un testo che, è bene tenere presente fin da subito, si occupa di una determinazione, di un rapporto tra due elementi che hanno una loro autonomia, nella seguente prospettiva «Quale che sia il rapporto tra il principio generale della Konservative Revolution e la cultura tedesca in maniera specifica, il concetto di Deutsche Bewegung è quantomeno utilizzabile ai fini della determinazione del rapporto esistente fra la cultura tedesca e la suddetta KR». Sto ovviamente facendo riferimento alla tesi di dottorato di Armin Mohler condotta con Hermann Shmalenbach e Karl Jaspers nel 1949 poi divenuta un libro di grande successo: “La Rivoluzione Conservatrice in Germania 1918-1932. Una guida”.

Se è grazie a Rausching che «l’espressione acquista cittadinanza nel linguaggio politico» è per merito di Mohler, della sua trattazione e del suo grande lavoro di ricerca bibliografica che la tematica acquista una fisionomia nei termini in cui la conosciamo e dalla quale si è sviluppata la grande maggioranza della letteratura critica conseguente sull’argomento. Il confronto con la sua opera di è infatti obbligato per chiunque voglia occuparsi della questione.

Parliamo di un tema estremamente complesso, in senso letterale, sia per quanto riguarda quell’incredibile fase storica in cui si scatenano ansie esistenziali, nuove filosofie della storia, volontà guerriere e modi senza precedenti intendere e fare politica, sia per il concetto stesso, apparentemente paradossale, di Rivoluzione Conservatrice. Proprio questo ha portato nel tempo a concentrare le analisi sulla problematicità del contesto e sulla specificità di esperienze e dinamiche, criticando così l’impostazione unitaria data dal filosofo svizzero. Una critica diretta è già presente nella recensione di Michael Freund del 1952 al libro di Mohler, nella quale veniva posta la fondamentale questione sulla possibilità di mettere assieme e di collegare quella varietà di personaggi, idee, organizzazioni così diverse e sull’opportunità di utilizzare la categoria del conservatorismo dal punto di vista storiografico. Proprio questo è il nocciolo del libro di Breuer, significativamente intitolato ”Anatomie der Konservativen Revolution” nel quale l’autore conduce un’analisi che lo porta a concludere: «non è possibile ricavare l’esistenza di un nucleo di convinzioni politiche, sociali, economiche che sia comune agli autori della rivoluzione conservatrice e che li distingua dagli altri» da cui per lui deriva la non sostenibilità del concetto e la conclusione che esso vada «espunto dall’elenco delle correnti politiche del XX secolo» in considerazione del fatto che «Nessuno contribuì all’erosione del conservatorismo più di quei rivoluzionari conservatori che si sforzavano di rinnovarlo».

Come descritto da Stefano G. Azzarà in ”Pensare la rivoluzione conservatrice” le considerazioni di Bauer sono il frutto di un «eccesso di zelo nella storicizzazione dei termini» presente anche nelle premesse di Kondyls, il quale porta ad una prospettiva che «per l’accezione ristretta in cui assume il concetto di conservatorismo, finisce per dissolvere subito e completamente l’oggetto della sua e della nostra indagine» notando poi come il sociologo «con una curiosa serie di contraddizioni, neghi il concetto di rivoluzione conservatrice per poi vedersi costretto ad utilizzarlo continuamente, così come, dopo aver negato qualsiasi terreno comune per gli autori che ne fanno parte, ritorni poi ad assimilarli nel segno di un nuovo nazionalismo».

Quello di Azzarà è un saggio molto interessante ed utile alla comprensione della dialettica storica nella quale nuove dinamiche, in particolare l’elemento cruciale della guerra, e nuove forze hanno condotto ad un nuovo campo d’azione concreta. Esso si focalizza tuttavia eminentemente sulla dimensione storica e sugli elementi che da una certa prospettiva potrebbero essere definiti ”strutturali”. Lo stesso autore scrive nell’introduzione «A differenza di altri interpreti, seguiremo qui un percorso alternativo, che non tenta di risolvere lo spinoso problema di una sua definizione, o di ricostruire la storia di questo concetto, ma che cerca piuttosto di capirne le premesse e le condizioni di possibilità. Cercheremo, cioè, di ripercorrere più da vicino le trasformazioni storiche…il terreno genetico di questo fenomeno intellettuale, il ”luogo storico” della rivoluzione conservatrice»

Gran parte della letteratura presente sull’argomento, almeno di quella tradotta in italiano, si articola come nel caso del suddetto saggio, nell’indagare un aspetto del fenomeno o nel partire da un determinata prospettiva. Esistono testi che per indagare la Rivoluzione Conservatrice ne hanno messo in rilievo alcune figure ritenute particolarmente importanti come Arthur Moeller Van den Bruck, Werner Sombart, Oswald Spengler ed Ernst Niekisch altri il ruolo di un determinato grande pensatore come Nietzsche o Heidegger e del suo apporto ad essa, altri ancora nel confronto con una specifica ideologia o tematica come quella della tecnica. Ovviamente ciò è frutto della grande complessità di cui si è detto e della problematicità che ha portato a ricercare una sempre maggiore accuratezza storiografica e filosofica nella trattazione del tema.

Osserva tuttavia Adriano Romualdi in un altro fondamentale testo «Una delimitazione della Rivoluzione Conservatrice tedesca al periodo tra le due guerre è, in fondo, arbitraria, come tutte le delimitazioni temporali di movimenti storici a largo raggio. Una volta che si è riconosciuta la radice romantica e nazionalista di questa Rivoluzione Conservatrice, bisognerebbe abbracciare tutto l’arco del dottrinarismo politico romantico dal 1789 fino al nazionalsocialismo. E’ il valore del romanticismo come movimento politico-spirituale che è in causa, il romanticismo e il nazionalismo considerati come il tentativo di salvare certe premesse sociali e spirituali che l’industrialismo e il razionalismo minacciano di distruggere dalle fondamenta. In tal senso quella che qui, seguendo Mohler, si è voluta chiamare ”rivoluzione conservatrice tedesca”, altro non è che un breve tratto di un processo di reazione contro l’ideologia progressista e illuminista manifestatosi in Europa subito dopo lo scoppio della rivoluzione francese e che neppure oggi si può considerare cessato…Anche la delimitazione della ricerca alla Germania è meramente convenzionale dal momento che l’Europa costituisce un’unità di cultura».

Come si faceva notare all’inizio è precisamente questo l’oggetto che ha voluto maneggiare Mohler. Egli ha inteso trattare la Rivoluzione conservatrice in Germania, cioè della ”partecipazione tedesca” alla stessa ma questo fenomeno per lui non è assolutamente esauribile né al solo ”Movimento Tedesco” né tantomeno al periodo interbellico, essa possiede un suo ”principio generale”.  Se è vero quindi che nella controversia storiografica «ciò che si mette in discussione non è tanto l’esistenza del fenomeno in sé quanto l’adeguatezza o meno del modo in cui lo si designa» il discorso vale anche a contrario ossia il ”modo in cui lo si designa” in quanto non è per l’appunto meramente un tentativo di definizione limitato ma l’indagine di una corrispondenza concreta di qualcosa che, come movimento spirituale, non esaurisce la sua esistenza nel fenomeno di quel periodo, non può essere negato ontologicamente per il fatto di non dispiegarsi perfettamente in quella manifestazione storica determinata. «In senso ampio l’espressione Konservative Revolution abbraccia trasformazioni che si basano su uno stesso fondamento, trasformazioni già compiute o in fase di realizzazione, concernenti tutti i campi delle attività umane, dalla teologia alla fisica, dalla musica all’urbanistica, dalla famiglia alla cura del corpo, alla costruzione di un macchina. Ai fini della nostra analisi restringiamo tuttavia l’uso di questa espressione alla dimensione politica, in quanto ci riferiamo alla storia di un’ideologia; designamo pertanto come KR una specifica corrente del pensiero politico»

“L’anatomia” è quindi proprio ciò che si tentava di superare «Nella rappresentazione di un movimento spirituale non c’è cosa più infruttuosa della ricapitolazione di singole opinioni la cui addizione, sottrazione e divisione dovrebbero fornire il quadro generale. Assai più utile è invece un’indagine sul modo di porsi delle diverse tendenze rispetto ad alcuni punti fondamentali. Uno di questi è sicuramente il rapporto col tempo. Sono comunque interessanti l’immagine dell’uomo che rimane dietro la facciata del mondo inteso come tutto».

In perfetta coscienza dei rischi e tuttavia riconoscendo la limitazione che sarebbe derivata da una elaborazione frammentaria dell’argomento, si cerca in quest’ottica di leggere unitariamente una realtà composita. Si tratta della ricerca più difficile, esplicitamente rifuggita da altri autori, quella che cerca di cogliere le scaturigini ed i nessi profondi che danno vita agli orizzonti semantici e alle percezioni esistenziali di una tendenza epocale che informa la realtà tutta, concentrandosi poi sulla dimensione della sua messa in forma all’interno della dinamica comunitaria, cioè politica.

Questo è necessitato inoltre dalla considerazione per cui ci si trova di fronte ad un nuova forma di pensiero che ha superato le classificazioni e distinzioni tradizionali «Il presente libro tratta di Weltanschauungen» scrive Mohler e queste prendono forma proprio come risultato della decadenza dell’antico involucro della filosofia.

Ecco quindi che dinanzi a questa nuova realtà si traccia un nuovo percorso di lettura per illuminare la problematica attraverso delle “immagini guida” «La delimitazione di questi modelli ci condurrà all’essenza della problematica e rappresenta la metodologia più idonea ad una esposizione globale. Purtroppo, per un tale modo di procedere non esiste ancora un metodo preciso»

Proprio questa elaborazione teorica può forse essere considerata l’elemento più interessante e prezioso del lavoro mohleriano. Il concetto di rivoluzione conservatrice è infatti più vivo che mai ed anzi è entrato nella terminologia politica corrente, basti pensare che c’è chi l’ha utilizzato in occasione elezioni statunitensi e della vittoria di Trump, questi strumenti interpretativi assumono quindi rilevanza dal punto di vista concettuale per la definizione di determinati processi storico-ideologici.

Ma soprattutto, oggi che la considerazione della dimensione essenziale (conservazione) e il confronto con ed azione sul reale (rivoluzione) sono divenuti un’esigenza sempre più cogente, questo concetto deve tornare centrale nella concezione della rinascita europea.

Queste immagini guida acquisiscono di conseguenza una nuova importanza come sistematizzazione simbolica di un patrimonio ideale fondamentale ed irrinunciabile, se infatti a Mohler servivano per cercare di mostrare il loro prendere forma, esse, in quanto in grado di comunicare in senso più profondo ed immediato, possono divenire orientamenti di una riflessione e in definitiva materiale per l’azione. Da “immagini guida” per la descrizione a “immagini guida” della rivoluzione, si potrebbe dire in una battuta.

Se almeno da Nietzsche in poi per noi europei è finito il tempo delle attese escatologiche di salvazione, se come scrive Jünger: «Abbiamo lavorato anni con la dinamite, con spirito rigidamente nichilista e, rinunciando a nasconderci anche dietro la foglia di fico più umile di una qualsiasi domanda, abbiamo fatto giustizia sommaria al XIX secolo…Noi tedeschi non abbiamo dato all’Europa alcuna possibilità di perdere» dopo la sconfitta di ottant’anni fa è solo rivolgendo lo sguardo verso noi stessi che è possibile avvertire il richiamo con cui il nostro compito storico ci richiama a sé.

Tornerà allora a chiarificarsi la necessità, di fronte all’incessante divenire, di un “pensiero totale”, di una riflessione profonda che porti all’emersione di una weltanschauung includente un reale cambiamento di paradigma in una radicata concezione della storia e del tempo, dell’elemento antropologico in essa e del suo rapporto con la realtà.

La possibilità insomma della Rivoluzione Conservatrice Europea nel nostro tempo, nel nostro “interregno”, la volontà cioè di connettere, nell’idea del “ritorno”, la lunga memoria della nostra civiltà al dovere di una sua affermazione originaria che, nella “sfericità” del tempo, invoca l’assunzione totale e disincantata di un “realismo eroico” volto alla conquista, all’interno di una nuova “unità” metafisica in cui la dominazione diviene elevazione e superamento.

 P.S. A breve, Passaggio al Bosco ripubblicherà la versione integrale di questo testo imprescindibile…

Bibliografia

A.Mohler, “La Rivoluzione Conservatrice in Germania 1918-1932. Una guida.”Akropolis-La Roccia di Erec

Stefano G.Azzarà, “Pensare la Rivoluzione Conservatrice. Critica della democrazia e grande politica nella repubblica di Weimar” La Città del Sole

Stefano G.Azzarà, “La ristrutturazione dell’ideologia tedesca nel periodo di Weimar: neoromanticismo, modernismo reazionario, rivoluzione conservatrice” in “Studi Urbinati B” pp.131-79

Adriano Romualdi, “Correnti politiche e ideologiche della destra tedesca dal 1918 al 1932” Settimo Sigillo

Alain De Benoist, “Quattro figure della Rivoluzione Conservatrice” Controcorrente

Alain De Benoist, “Moeller Van den Bruck o la Rivoluzione Conservatrice” Akropolis-La Roccia di Erec

Ernst Nolte, “La Rivoluzione Conservatrice nella Germania della repubblica di Weimar” Rubbettino

Ernst Nolte, “Heidegger e la Rivoluzione Conservatrice” Sugarco

Cattaneo, Gentili, Marino, “Nietzsche nella Rivoluzione Conservatrice” Il Melangolo

Stefan Breuer, ”La rivoluzione conservatrice. Il pensiero di destra nella Germania di Weimar” Donzelli

Antonio Balistreri, “La Rivoluzione Conservatrice come concetto e come campo di controversia storiografica” Il Pensiero Politico pp.210-36

Orazio Maria Gnerre, “Materiali. Reinterpretare la Rivoluzione Conservatrice” Editoriale Scientifica

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