Intervista a Luminis, cuore della militanza identitaria parigina

Dic 24, 2025

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Luminis: vorreste presentarvi al lettore italiano, iniziando dalle origini del vostro nome?

La comunità di Luminis è stata fondata nel 2020, sulle orme di Bastion Social. Quanto al nostro nome, si riferisce sia al dovere che ciascun nostro militante ha di operarsi per illuminare la sua gente, agendo come una vedetta, che alla candela del nostro logo, che vi figura insieme al ramoscello d’ulivo e alla lancia, tutti simboli della nostra identità e della nostra fede cattolica.

“Azione sociale e identitaria”, così descrivete le coordinate del vostro approccio militante. Dateci qualche dettaglio in merito…

Proprio così: l’unione di azione sociale e penetrazione identitaria rappresenta cardine, fondamenta e colonna della nostra militanza. Il sistema liberale ha tutto l’interesse di dividere questi due principi inseparabili, e trasformarli in una dicotomia antinomica e irriducibile. In tutta Europa, infatti, vediamo le sinistre chiacchierare di questioni sociali in nome del più fetido cosmopolitismo, mentre le destre liberali si limitano a concedersi una qualche forma di sovranismo del tutto superficiale, che puntualmente poi finisce per crollare sotto il peso della realtà e dell’economia. Riunificare attraverso la militanza due aspetti tanto basilari che le persone si sono abituate a considerare in reciproco antagonismo costituisce il cuore del nostro impegno, e in nome di ciò, ecco tutto ciò che facciamo, dalle consegne di spray al peperoncino alle donne impaurite dal degrado portato dai flussi migratori alle raccolte di generi alimentari per famiglie francesi in stato di bisogno.

Parigi, la vostra città, il cuore della vostra militanza: com’è vivere e lottare in uno scenario tanto complesso, toccato più di molti altri dal dramma multiculturale?

Essere un militante nazionalista a Parigi significa – soprattutto – giocare un ruolo pivotale nel nostro panorama identitario, per via dello spiccato centralismo tipico del sistema politico, amministrativo e culturale francese. Più di ogni altra nazione in Europa, la Francia poggia sulla propria Capitale. Onorare la sua eredità storica, ergersi contro tutte quelle istituzioni che vorrebbero cancellarla, combattere il movimentismo antifascista sono tutti doveri che ricadono su noi parigini in modo preminente. Parigi, come sappiamo, è al centro del processo di Grande Sostituzione, che vede interi quartieri, e persino interi dipartimenti amministrativi, completamente conquistati da masse di forestieri che si riversano a far danni nella capitale quando qualche loro squadra vince qualcosa o c’è da darsi a scontri razziali, mentre il centro storico parigino diventa sempre più un museo ad uso e consumo della benestante borghesia internazionale. Come militanti, questa situazione ci preoccupa, ma non ci scoraggia affatto dall’agire. A Parigi e nei suoi sobborghi, rimane ancora una quota di francesi autoctoni che merita di essere difesa, e noi non l’abbandoneremo al suo destino. Parigi, in fondo, è una città giovane, che ogni anno ospita migliaia e migliaia di studenti fuorisede, e spetta a noi lavorare perché queste risorse umane si trasformino in quella verdissima gioventù identitaria di cui l’Europa ha disperatamente bisogno!

Dinanzi alle innumerevoli battaglie del nostro tempo, quanto è importante per voi creare una solida rete identitaria, entro i confini francesi e in tutta Europa?

A livello nazionale, creare una rete militante forte, efficiente e più ampia possibile individua una priorità assoluta. In Francia, le autorità repubblicane sono impegnate in una guerra legale senza quartiere contro l’attivismo nazionalista, guerra che, spesso e volentieri, è passata e passa per lo scioglimento giudiziario di svariati movimenti identitari operanti su scala nazionale. Noi, pertanto, abbiamo preferito un approccio più “locale”, che ci permette di limitare gli effetti di eventuali censure indesiderate mutando rapidamente forma. Questo localismo organizzativo presenta numerosi vantaggi, come la possibilità di meglio promuovere eventuali iniziative, mantenendo una certa indipendenza e una capacità di risposta più immediata. Così, però, la necessità di far rete diviene esponenzialmente più impellente, ma ce la stiamo facendo molto bene, come dimostrano eventi nazionali, quali il C9M, che ormai da anni riuniscono in uno stesso luogo tutti i principali raggruppamenti nazionalisti del Paese. Non mancano poi anche altre vie per far conoscere camerati e camerati, dalle conferenze culturali agli happening sportivi. Una prassi, questa, di cui capiamo perfettamente l’indispensabilità di un allargamento al piano europeo, nonostante ogni possibile difficoltà di sorta – dalla lingua alla distanza geografica. Esempio di ciò, è la trasferta che alcuni nostri militanti hanno sostenuto quest’anno per recarsi a Roma in occasione della commemorazione militante dei caduti di Acca Larentia. Ne siamo certi: solo continuando per questa strada, potremo davvero combattere, certi di vincerle, tutte le innumerevoli battaglie del nostro tempo.

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