In quel di Maiorca, i ragazzi di Identitas hanno saputo creare una Comunità dinamica e organizzata, che va sempre più facendosi strada nel panorama identitario spagnolo. Diteci, dunque: cos’è Identitas?
Identitas è una comunità militante patriottica e identitaria con sede – come avete detto – a Maiorca, in Spagna. Siamo nati nel 2021, nonostante le note misure liberticide scaturite dalla “pandemia” di Covid, e quindi, per noi, riuscire a ritagliarci spazi di attività all’aperto è stato nientemeno che una boccata d’aria fresca, in senso letterale e figurato. Volendo identificare qualcosa che ci distingue da altre comunità a noi simili, diremmo che è il nostro insistere sulla formazione intellettuale, da associarsi a una sana pratica sportiva in ogni sua forma. La lotta per un corpo sano, in fondo, è una lotta politica.

In una Spagna sempre più materialista e secolarizzata, tenere dritta la barra dell’Identità è una sfida ardua e coraggiosa. Quali sono i tratti caratteristici del vostro approccio?
Guardando al nostro calendario militante, l’evento “di punta” è senz’altro la Jornada Deportiva Hercules, giunta ormai alla sua quinta edizione, che sotto il sole della nostra isola mira a evocare, mediante lo svolgimento di 12 prove, le gesta – appunto – di Eracle. La figura dell’eroe, l’eroe puro, europeo e radicato, non il supereroe americano e universale, è oggi così denigrata che abbiamo ritenuto necessario metterla in risalto con un’iniziativa adeguata, che incarnasse in pieno le virtù che derivano dalle sue mitiche imprese. A livello formativo, invece, organizziamo conferenze su tematiche assai diverse fra loro, come – fra le altre – la Spagna e la sua storia, l’Europa, il turismo e l’industrializzazione, il femminismo, la religione o l’intelligenza artificiale. A tutto ciò, noi incoraggiamo vivamente la partecipazione assidua dei nostri ragazzi. Lungi da un modello assembleare più tipico di altre aree politiche, per noi l’azione formativa non può che essere – oltre che necessaria – integrale, esigente e dinamica. Inoltre, abbiamo saputo farci conoscere dalla popolazione locale con campagne diventate virali, sia tramite nostri social network che grazie ai vari media, su tutte quelle relative ai difficili temi dell’immigrazione e dell’insicurezza (e tante altre già ne abbiamo in mente per il prossimo futuro). Insomma: il nostro approccio è, dunque, sempre e comunque permeato da uno stile e un’estetica solari e vitalisti. Rifiutiamo qualsiasi visione fatalista e apocalittica dell’esistenza e del futuro. Non siamo ingenui, il futuro si prospetta nero per molte nazioni europee, ma non possiamo in alcun modo permetterci il lusso di abbandonarci al pessimismo, preludio dell’inazione.

Progetti e propositi encomiabili, in un materialismo che avanza sempre più…
Già. Prendete la clamorosa secolarizzazione della società spagnola, che dilaga a passi da gigante. Al riguardo, e senza volerci atteggiare a fondamentalisti cristiani, riteniamo sia indispensabile recuperare un concezione autentica di religiosità, intendendo con ciò il riallacciare, da parte dell’uomo, il suo intimo rapporto con il sacro e la sua identità. Celebriamo sia i solstizi che le festività cattoliche, gli uni e le altre sempre, rigorosamente in comunità. Non è scontato, soprattutto per una gioventù cresciuta – come osservato – nel più assoluto secolarismo, se non addirittura in un anticlericalismo apertamente ateistico. Qualunque progetto di riconquista europea non può non tener conto di ciò, sia per consentire agli europei di ritrovare davvero sé stessi, sia per non perdere per strada la più forte delle armi, tanto contro il consumismo transnazionale, quanto contro l’integralismo islamista.
La cultura è parte integrante e fondamentale della vostra militanza. Quale consiglio volete dare a chi, in Italia, lotta senza tregua contro la morte delle idee?
Beh, su questo saremo chiari e concisi. Nella lotta ideale sul fronte dell’Essere, abbiamo tutte le carte in regola per vincere, perché le nostre idee sono senza tempo, e non passano mai di moda. Crediamo fermamente che vi sia una domanda molto forte, da parte di un’ampia fetta di popolazione non ancora “politicizzata”, di punti di riferimento spirituali e politici, una domanda che deve assolutamente essere soddisfatta. Per un giovane europeo, questo ineludibile soddisfacimento sarà nella militanza identitaria; per un giovane italiano e fiorentino, negli allenamenti di Adamas, nelle serate trascorse al bancone del Bogside Pub, nell’attivismo di Casaggì. Esperienze di vita come queste davvero non hanno uguali!
Nel mese di ottobre, è ricorso l’anniversario della vittoria della Lega Santa a Lepanto. Che valore ha, oggi, quel trionfo per la nostra Europa?
Un valore assolutamente inestimabile. Per questo, abbiamo voluto realizzare una bella azione per commemorare Lepanto: un’iniziativa non spontanea ed estemporanea, bensì frutto della consapevolezza radicata, che imprese come quella della Lega Santa ci ricordano, che il numero non sia tutto. All’epoca, l’inferiorità vinta era militare; oggi, quella su cui prevalere è culturale, in una guerra che si combatte intorno ai simboli, al linguaggio, alla Storia. Noi siamo, e rimaniamo qui, proprio per questo.




