Da decenni ormai, un vero fortino di identità bustocca. Come nasce e cresce Comunità Giovanile?
Un anno, un nome e un cognome. Il 1989, Giovanni Blini. Un ragazzo straordinario (extra-ordinario, al di fuori, al di sopra) con un’idea: creare un luogo di aggregazione giovanile che fosse al di fuori e al di sopra (come il suo creatore) dei crismi del tempo, l’individualismo dilagante, l’appiattimento culturale e l’impoverimento intellettuale, che inevitabilmente si tramuta in impoverimento politico. Perché la politica c’entra, eccome, e c’entra sempre, come ci ricorda Thomas Mann ne La montagna incantata, dove tutto è politica. Alla fine del Novecento, Giovanni e i ragazzi a lui vicini plasmarono l’anima politica di Comunità attorno al liberalismo di una destra coraggiosa, lucida, in grado di fare pace con la pur sempre presente eredità del Ventennio, ma adottando al contempo uno sguardo consapevole diretto al futuro, uno sguardo che fosse, appunto, giovane. Oggi, non possiamo che continuare ad imbracciare con fierezza l’eredità dei fondatori, tenendo viva quella fiamma e quella linea guida iscritta nel nome di questa solida istituzione bustocca. Essere comunità, essere giovani consapevoli. Essere Comunità Giovanile.

Sin dalla fondazione, la vita di Comunità Giovanile si è sviluppata attorno a principi incrollabili e inderogabili, volete illustrarceli?
Al fianco dell’ingresso della sede di Vicolo Carpi, ad accompagnare l’entrata e l’uscita da Comunità Giovanile, capeggia un manifesto che ne esibisce i valori fondanti. Non un pedante manifesto ideologico, che d’altronde non si addice allo spirito di chi ha vissuto e ha fatto vivere questo luogo, ma un memorandum deciso e scanzonato allo stesso tempo. Alla base vi è – inevitabilmente – l’essere comunità, il costruire un gruppo umano solido che non sia necessariamente unito dalla stessa idea, quanto più dalla promessa di condividere quante più idee possibili. Su questo nobile fondamento poggiano quei valori che storicamente ci collocano sulla destra del panorama politico nostrano, quali la difesa dell’identità nazionale, della vita e dell’istituzione della famiglia, il tutto collocato nel bacino culturale e spirituale europeo. E non serve sottolineare a quale “Europa” si faccia riferimento, sicuramente non quella odierna, non quella vuota dei burocrati. Ricorre poi un termine, ribelle, come noi, come tutti quelli che hanno il coraggio di opporsi alle sfide della contemporaneità, le stesse che attaccano i valori sin qui elencati. A coronare tutto ciò, la rivendicazione del diritto alla goliardia, alla cazzata e alla gioia di vivere. Perché davanti a una birra spillata ad arte è più bello condividere idee, ed è più facile essere Comunità.
Il pub, le conferenze, le mille attività aggregative: la migliore gioventù di Busto Arsizio ha “ottime gambe, e tanta voglia di camminare…
Camminiamo da quasi quattro decenni, e non abbiamo intenzione di fermarci. Il bancone è il nostro fiore all’occhiello, è vero, così come la meravigliosa sede che ha accompagnato Comunità Giovanile lungo tutto il corso della sua storia e che oggi ci permette di ospitare i concerti e le conferenze che strutturano i nostri programmi per ciascuna stagione. E poi la fratellanza con gli ultras della Pro Patria, le cene comunitarie e il volontariato a favore dei senzatetto di Busto…. Tutto porta a una sola dimensione, infinitamente sfaccettata: la metapolitica. Ci piace – talvolta anche provocatoriamente – ricordare che nessuno all’interno di Comunità porta con sé la tessera di un partito. E non perché l’arco parlamentare non ci rappresenti, quanto più perché intravediamo nel legame col territorio – il nostro territorio, Busto e il Varesotto – un legame più autentico, più utile, più concreto. Porgere un pasto caldo a chi ne ha bisogno invece delle logiche di palazzo, discorrere di politica con un buon amico invece delle false promesse elettorali, ascoltare un autore e le sue idee attraverso la sua stessa voce invece degli slogan urlati attraverso i social. Questa è la metapolitica, questa è Comunità Giovanile oggi, in tutto il suo impegno. E no, non abbiamo intenzione di fermarci proprio oggi, quando più ce n’è bisogno.

Tante battaglie, una sola visione del mondo, cosa vedete nel vostro futuro?
Comunità Giovanile possiamo riternerla un gruppo di giovani neoromantici che cercano e cercheranno di trasmettere ad un numero sempre maggiore di individui quello che agli occhi dei contemporanei potrebbe essere visto come un pensiero datato e controcorrente: vivere qui, ora, offline dalla tecnologia online, ma collegati, a stretto contatto con l’ambiente che ci circonda e in cui viviamo e ci esprimiamo. Un gruppo che quando si riunisce fa comunità: si dimentica per qualche ora di notifiche e messaggi per parlare guardandosi negli occhi, o guardando l’orizzonte, ma non uno schermo e ricordare illustri figure del passato che possono ancora essere guide. E dal confronto e dal ricordo nasce una nuova consapevolezza, quella di essere liberi in un mondo che ci vuole prevedibili e tracciabili, liberi dal freddo razionalismo per imboccare strade scoscese, le strade dei ribelli e degli incompresi. Fare comunità alle volte richiede sacrifici e rinunce, cose che in una società individualista e dominata dai comfort con vengono percepiti come incidenti di percorso, ma che nel nostro animo sono la cosa di maggior valore, perché volte a un valore più grande. Conservare questo valore, l’essere comunità, è ciò che guida il nostro presente e ci proietta verso il futuro.




