Intervista a Andrea Anselmo. Viaggi nell’eterno, da Die Herrschaft alla Guida all’Europa megalitica

Apr 28, 2026

Tempo di lettura: 4 min.

Die Herrschaft: vorresti parlarci delle sue finalità e dell’approccio che lo contraddistingue?

Innanzi tutto, grazie per questa intervista che mi onora e mi inorgoglisce. Il canale Die Herrschaft fa riferimento al sottotitolo del capolavoro di Ernst Jünger Der Arbeiter – Gestalt und Herrschaft, ovvero L’artefice – Forma e Dominio. Nel suo nome, il canale rimanda dunque alle forme di potere in senso metapolitico: dalle divinità sovrane degli indoeuropei, alla regalità medievale; dal dominio dell’Arbeiter alla volontà di potenza che si fa dominio su sé stessi. Die Herrschaft si occupa, nello specifico, di veicolare e coniugare i grandi temi della Rivoluzione Conservatrice e dell’Archeofuturismo nelle e con le correnti neo-pagane e neotribali contemporanee. Al tempo della fondazione del canale, avevo notato che diversi approcci propri al paganesimo neotribale contemporaneo rischiavano di essere ricondotti sin troppo facilmente nell’alveo del pensiero mainstream, poiché facilmente raggirabili in assenza di una visione del mondo realmente fondata sulle fonti, sull’archeologia e su di una filosofia agonale e antimoderna. Non parliamo poi dell’incomprensione esistente tra il mondo degli studi tradizionali ed esoterici e il neopaganesimo e il tribalismo: due mondi che avrebbero molto da dirsi – soprattutto per quanto riguarda il sacro, la metapolitica e il concetto di aristocrazia – ma che spesso sembrano ostaggi di una malaugurata incomprensione. In questo senso, Die Herrschaft si pone come un avamposto: non un luogo di mera chiacchiera virtuale, ma di autentica applicazione.

Un canale modernissimo, latore di bellezze senza tempo. Nel tempo della grande virtualità, è ancora possibile veicolare con successo le nostre radici ancestrali?

Ritengo che sia una delle vie possibili, seguendo soprattutto un approccio archeofuturista. Nonostante le accuse che la corrente prometeista riceve costantemente di – cito testualmente – “impotenza”, di inseguire “teorie raccogliticce” o persino di essere formata da “castrati, eunuchi e onanisti,” si tratta invece di “vivere pericolosamente”, come direbbe Nietzsche, e di osare cavalcare la tigre della modernità, dominando jüngerianamente la tecnica, non subendola come borghesi che temono l’emergere dell’elementare, ma approcciandovisi come nuovi barbari nietzschiani. Non un ritorno al passato, dunque, bensì una riattivazione del principio originario nel cuore della tempesta tecnologica.

Dicci di più…

L’Artefice, emergendo spiritualmente invitto dalla battaglia dei materiali, costituisce una nuova aristocrazia fondata sulla volontà di potenza finalmente liberata dai vincoli della moralità da schiavi. Quella indicata da Die Herrschaft è proprio la vita attiva di chi si mette costantemente alla prova nella frequentazione della natura selvaggia, dei viaggi di ricerca per la nostra Europa, delle sfide che avvengono persino là dove la vita moderna è in massimo grado problematica e parossistica, come già Evola indicava in Cavalcare la tigre. Lì dove il mondo si fa instabile, si misura la qualità dell’uomo. Coniugare Evola e Marinetti non è un mero slogan, ma è la possibilità di forgiare una nuova sintesi che sia anche e soprattutto capacità di coniugare tecnologie raffinatissime e capacità di impattare in misura estremamente contenuta sull’ecosistema, come già Faye indica a più riprese nelle sue opere. Ma per comprendere queste sfumature e queste complessità concettuali occorre leggere le fonti, non soltanto quelle antiche ma anche quelle della Rivoluzione Conservatrice e dei grandi autori della metapolitica francese, come il già citato G. Faye o A. De Benoist. Die Herrschaft, dopotutto, è un canale che si occupa di chi fattivamente dà vita ad esperienze di vita – siano esse comunitarie o eremitiche – attivamente neotribali, survivaliste e di autoconsumo archeofuturista. Vivere il nostro territorio, esplorarlo e riscoprirlo costantemente, divulgando la sua bellezza con mezzi virtuali, ma invitando chi vive nel grigiore delle città alveare ad apprezzarlo nuovamente.

Recentemente, hai pubblicato, per i tipi di Passaggio al Bosco, “Guida all’Europa megalitica”, frutto di due decenni di appassionate ricerche. Come si colloca un’opera così importante nell’ambito del tuo lavoro di riscoperta dell’Eterno?

Si tratta di un sogno che finalmente si è realizzato. Sin dagli anni ’80 del secolo scorso, infatti, ero stato profondamente colpito dalle rovine delle civiltà megalitiche, rimanendo anche molto impressionato dallo stato di abbandono ed incuria che le contraddistingueva. In questi oltre quarant’anni ho sempre cercato di coniugare i miei viaggi in Europa con il documentare o talvolta il riscoprire rovine megalitiche, dalla Scandinavia alla Puglia, dalla Spagna alla Danimarca, passando per la Francia e, chiaramente, per la nostra penisola italiana. L’architettura preistorica, infatti, benché diffusa in tutta Europa, è purtroppo del tutto ignorata dalla cultura di massa. Non soltanto è assente dai dibattiti e dalla divulgazione, ma spesso viene cancellata o passata sotto silenzio persino nella cultura locale. Sono innumerevoli i casi di distruzione e disarticolazione delle monumentalità litiche, e il tutto avviene nel totale disinteresse da parte della cultura ufficiale. Questo volume ha lo scopo di colmare il vuoto che si è venuto a creare e diventare uno strumento per riscoprire il nostro retaggio più antico e dimenticato. Il libro vorrebbe diventare un fedele compagno di viaggio per segnalare e rintracciare i siti della preistoria megalitica d’Europa, quasi sempre ignorati dai percorsi turistici convenzionali. Se questo sogno si è realizzato è grazie ad una casa editrice coraggiosa e prestigiosa come Passaggio al Bosco, che ha creduto in un progetto non comune come questa prima Guida all’Europa megalitica.

Guida all’Europa megalitica, oltre ad essere estremamente interessante per contenuto, è un volume esteticamente pregiato, realizzato con cura sopraffina e un layout ricercato. Quali ritieni essere i suoi principali punti di forza?

Grazie, davvero. In effetti, la riscoperta di ogni sito è stata accompagnata da un’ampia documentazione fotografica, anche grazie alla mia passione per la fotografia. Si è dunque andato formando un dossier pluridecennale di immagini ritraenti i vari siti in tutto il nostro continente. Ogni sito descritto nel libro è stato indagato personalmente e viene fornito un inquadramento non soltanto archeologico, ma anche relativo alle valenze antropologiche e folkloriche del monumento. Questo volume non avrebbe avuto peraltro il suo aspetto senza il fondamentale contributo di Guido Cabrele, che ha letteralmente impresso tutta la sua maestria grafica nella scelta degli scatti, nella loro disposizione e impaginazione. Un lavoro titanico, dunque, senza il quale questa guida sarebbe apparsa molto meno fruibile.

Autore :