Se la Repubblica di San Marino è nota a tutti, lo stesso non può dirsi del fenomeno politico che dominò la sua storia dal 1922 al 1944. Ed ancor più sconosciuto al grande pubblico è il personaggio che più di ogni altro incarnò il Fascismo a San Marino: Giuliano Gozi. Ci sembra dunque doveroso dipingerne un piccolo ritratto, sine ira ac studio.
Nato il 7 agosto 1894 in una famiglia agiata e intrisa di ideali risorgimentali in una San Marino povera e prevalentemente agricola, Giuliano completò gli studi liceali e si iscrisse nel 1913 alla Facoltà di Giurisprudenza della non lontana Bologna. Sebbene allo scoppio della Grande Guerra il Regno d’Italia nutrisse dei sospetti nei confronti della Repubblica di San Marino in quanto potenziale rifugio di disertori, numerosi erano gli interventisti e i filoitaliani che si agitavano all’ombra del Titano. Fra questi, vi era anche il nostro Giuliano, che, lasciata la gloriosa Università felsinea, si arruolò volontario nel 35° fanteria presso la Scuola militare di Modena. Un ideale lo rendeva intrepido e sprezzante verso il pericolo e la morte: contribuire a ricondurre nell’alveo di un’Italia spirituale e culturale (prima che politica) quei “fratelli di patria di lingua e d’altar” ancora sotto il tallone dell’Austra-Ungheria. Ed un ricordo più di tutti “accendeva a egregie cose” l’animo del giovane Giuliano: il Santo Patrono Marino era oriundo delle terre irredente, più precisamente del villaggio di Arbe, in Dalmazia.
Col grado di sottotenente, combattè, a partire dal novembre del 1915, nella Valle del Boite e sulle Tofane. Nell’anno di sangue 1916, fu promosso tenente, e successivamente fu inviato a reprimere i moti contro la guerra scoppiati nella Torino operaia. Dopo l’onta di Caporetto dell’autunno 1917, partecipò al riscatto del regio esercito combattendo sui Monti Pasubio e Grappa e nel Valdastico. Ferito al fronte, fu congedato esattamente due mesi prima di Vittorio Veneto: il 4 settembre 1918. Per le sue eroiche ed ardite gesta fu insignito dei seguenti encomi: Medaglia d’Argento della Croce Rossa Italiana, Medaglia di argento della Repubblica di San Marino, Croce di guerra, Medaglia della Guerra Europea, Medaglia di Onore all’Esercito ed all’Armata, Medaglia di Benemerenza per i Volontari della guerra austriaca 1915-1918. Gli vennero anche conferite la Croce di Cavaliere di Prima Classe dell’Ordine Militare La Fayette e quella di Gran Cavaliere dell’Ordine Militare dei Savoia. Fu anche autorizzato a fregiarsi dell’Emblema Araldico Nastro Azzurro tra i Combattenti Decorati al Valor Militare. Copiosi furono pure i diplomi assegnatigli da varie associazioni combattentistiche: Membro dell’Associazione Nazionale Volontari di Guerra Italiana, Presidente dell’Associazione Volontari di Guerra Sanmarinese, Socio Onorario delle Associazioni degli Invalidi e dei Mutilati di Guerra di Cesena e Forlì, Medaglia Onoraria del VI Pellegrinaggio Nazionale a Caprera, Istituto Nastro Azzurro, Società Volontari Garibaldini di Rimini. Fatto degno di nota, infine, fu anche il rifiuto dei lauti premi in denaro riservati ai volontari di guerra.

La San Marino del primo Dopoguerra era attraversata da una drammatica e profonda crisi: l’inflazione era aumentata, i tre storici partiti (socialista, democratico e popolare) apparivano incapaci di formare un governo stabile, e i disordini sociali erano frequenti, principalmente a causa della riforma tributaria del 1921. Fu in questo contesto che, il 10 agosto 1922, venne fondato il Partito Fascista di San Marino. Ne fu eletto segretario, appunto, Giuliano Gozi, che già nel 1918 era stato nominato Segretario di Stato agli Esteri (ottenne anche l’interim di Segretario di Stato agli Interni, e per cinque volte ricoprì la Suprema Magistratura).
Con le elezioni del 1923, il Partito Fascista di San Marino andò al potere. Programma e metodi antidemocratici erano analoghi a quelli del PNF. Nello stesso anno, l’antico organo di governo e di rappresentanza della repubblica, il Consiglio Grande e Generale, assunse il nome di Consiglio Principe e Sovrano. Il consenso maggioritario al PFS fu confermato nelle elezioni del 1926. La mancanza di coesione interna e la difficoltà di conciliare le diverse anime del PFS (che, sin dal primo momento, si era presentato come latore degli interressi della ristretta oligarchia terriera) portarono a sempre più massicce ingerenze da parte del PNF italiano. Ingerenze che, col tempo, andarono sempre più a limitare l’autonomia stessa della Repubblica del Titano.
Gli anni Trenta furono principalmente caratterizzati da un grande sviluppo infrastrutturale ed edilizio. Si devono a Giuliano Gozi e alla sua politica lungimirante l’implementazione della linea ferroviaria elettrificata San Marino-Rimini, nonchè il ripristino di strade, di scuole, dell’Ospedale di Stato, del Teatro Titano, dell’Ara dei volontari e della statua dedicata a Giuseppe Garibaldi. Per l’edilizia impose principalmente due linee-guida: l’utilizzo del materiale litico locale e il rispetto della tradizione architettonica sanmarinese. Durante il suo mandato, intraprese anche un’opera di risanamento delle finanze statali che portò (forse caso unico in Europa) ad un avanzo primario negli anni della Seconda Guerra Mondiale; istituì inoltre – con un’apposita legge, poi modificata dal Gran Consiglio – un fondo di riserva intoccabile. Rilevante la sua azione anche nel campo della politica estera: si adoperò per l’apertura di un’ambasciata sammarinese presso la Santa Sede, stipulò la Convenzione Italia-San Marino (tuttora vigente) e rinvigorì i legami diplomatici con Francia, Regno Unito, Stati Uniti e Paesi scandinavi.

Con lo scoppio del secondo conflitto mondiale, la Repubblica di San Marino confermò la sua tradizione di neutralità. Tuttavia, tale status non la risparmiò dall’incursione aerea alleata del 26 giugno 1944: le bombe sganciate furono 250, i morti 63. In quegli anni drammatici, all’ombra del Titano (che venne a trovarsi a ridosso della sanguinosa linea gotica) furono accolti migliaia di esuli e rifugiati. Controversa e contraddittoria fu però la “questione ebraica”: sebbene il 17 settembre 1942 venisse promulgata (anche su pressione italiana) la legge n° 33, intitolata “Provvedimenti in materia matrimoniale e in difesa della razza”, San Marino continuò nonostante tutto ad essere un riparo sicuro per cittadini italiani di fede ebraica. Lo stesso Giuliano Gozi, già nel 1940, si era prodigato per il Console ebreo Enrico Garda, che – vittima delle leggi razziali emanate dalla Repubblica di Vichy -, gli aveva chiesto aiuto per ottenere un incarico diplomatico negli Stati Uniti. Il tentativo di salvataggio del Garda andò a buon fine.
Il regime cadde a San Marino tre giorni dopo rispetto all’Italia. Il 28 luglio 1943, infatti, ebbe luogo un’imponente manifestazione che ottenne lo scioglimento del PFS e l’indizione di nuove elezioni, fissate per il 5 settembre successivo. Il Fascismo di San Marino ebbe una breve appendice con la fondazione, da parte dello stesso Gozi, del Fascio Repubblicano di San Marino, dissoltosi dopo appena un anno (nel settembre del 1944) con l’occupazione della repubblica da parte delle truppe britanniche. Con la fine della guerra, Gozi fu processato per la sua appartenenza al fascismo repubblicano e su di lui si abbatterono l’oblio e la damnatio memoriae. Nel 1946, un decreto dei Capitani Reggenti gli revocò il titolo di Conte che gli era stato conferito nel 1939. Morì dimenticato il 18 gennaio 1955, sempre nella sua amata San Marino.

E’ però riduttivo ricordare la poliedrica figura di Giuliano Gozi soltanto come uomo d’arme e statista. Alla stregua di molti patrioti del passato (si pensi a Manzoni e Niccolò Tommaseo, solo per citare gli esempi più illustri), fu anche anche uno zelante studioso della storia e della cultura locali. Fra le sue opere dobbiamo annoverare: Antonio Onofri, padre della Patria; Per l’inaugurazione del monumento a Melchiore Delfico; Il Monumento ai difensori della Libertà sanmarinese 1739 – 40, Frate Andrea e il segno dell’aquila a San Marino. Prestigiosi furono i titoli accademici ottenuti: Accademico dell’Accademia di Lettere e Scienze di Napoli (1921), Accademico dell’Accademia Tiberina di Roma (1926), Membro Onorario della The National Geography Society (USA, 1940), Socio Accademico della Rubicona Accademica dei Filopatridi (1941), Accademico alla Deputazione di Storia Patria per l’Emilia-Romagna (1942).
Gozi intraprese anche la professione legale fra il 1920 ed il 1955. Fu Procuratore Legale del Fisco, Giudice Conciliatore, Membro del Congresso dei Legali, Membro del Consiglio dei XII e Presidente della Cassa di Risparmio di San Marino. Cooperò alla stesura della Raccolta della Giurisprudenza Sammarinese ed alla Raccolta delle Leggi e dei Decreti. Vittorio Scialoja, insigne studioso di diritto romano e Ministro della Giustizia nel 1909, parlò di lui come di “un rappresentante di uno dei più piccoli Stati del mondo, ma che potrebbe benissimo rappresentarne uno dei più grandi”. Non occorre aggiungere altro.




