Dizionario politicamente (s)corretto: radiografia del saggio di Filippo Facci

Nov 2, 2025

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L’antenato fu forse “Dizionario erotico. Manuale contro la donna a favore della femmina” di Massimo Fini, del 2000. anticipò, va detto, i temi centrali della ribellione nei confronti di un “politicamente corretto” che – nato probabilmente dalle ceneri del Sessantotto – ha tiranneggiato fino a poco tempo fa. Dico “ha tiranneggiato” perché forse il vento sta cambiando, o è già cambiato (ma di questo ne parleremo dopo).

Il “Big Bang” in Italia è stato però probabilmente “Il mondo al contrario” del Generale Vannacci, libro – ci tengo a precisare subito – che non ho letto, come non ho letto “Io sono Giorgia” della Premier Meloni. Il fatto che un libro scritto da Vannacci possa vendere più copie di un libro di Marcello Veneziani, è emblematico dei tempi che viviamo. Del resto dice Massimo Cacciari – una delle menti più brillanti dell’intellettualismo di Sinistra – che il 50% degli italiani leggono un solo libro l’anno. Sia quel che sia, Vannacci è diventato un caso, prima editoriale, poi politico, e ha fatto – va detto – scuola, in quanto, molti, fiutando il vento che tirava, hanno cercato di battere quel “territorio editoriale”. Ne è un esempio “Via Crux”. Contro il politicamente corretto” di Giuseppe Cruciani del 2024, della Cairo Editore.

Neppure a mettersi d’accordo, e nel 2025 è uscito un libro su argomenti simili: “Dizionario politicamente (s)corretto. Dalla Cancel Culture a Donald Trump” di Filippo Facci, per Liberilibri Editore. Filippo Facci è l’esempio della scorrettezza in tutti i sensi, talmente fuori dagli schemi e difficilmente inquadrabile che Wikipedia attualmente ha cancellato ogni informazione su di lui, per varie ragioni. Va detto che ha collaborato in gioventù per l’Unità, la Repubblica e L’Avanti! quotidiani progressisti, per poi passare a scrivere per Il Giornale, Il Foglio e approdare infine a Libero, tutti giornali conservatori. Possiamo catalogarlo tra le fila del libertarismo di Destra.

Resta il fatto che Facci appare stufo marcio (come tutti noi) del “politicamente corretto”, della “Cancel Culture” e dell’ideologia “woke”, e praticamente il suo “dizionario” saggistico, non fa altro che prendere di mira proprio questo, l’imperante ideologia “woke”, denunciarne il carattere totalitario, liberticida e paranoide, e smontarlo, pezzo per pezzo, in tutte le sue componenti, usando un linguaggio diretto, crudo, senza fronzoli.

Per Facci, il “woke” è il nuovo conformismo della nuova borghesia progressista, erede del Sessantotto, e il conformismo è una gabbia che soffoca le libertà. La battaglia contro questo bigottismo laicista, inizia dalla battaglia sul linguaggio. La libertà è tale se si è liberi nel pensiero e nell’espressione della parola. Sebbene Facci non lo citi, in Italia questo principio sarebbe sancito dall’Articolo 21 della nostra Costituzione, fortemente voluto da quell’illuminato liberale che fu Luigi Einaudi. Articolo 21, in parte annacquato da una serie di norme “antifasciste” e “antirazziste” (vedi Legge Violante-Mancino), che di fatto contraddicono l’Art. 21 stesso. Facci quindi parte da una posizione tendenzialmente liberale: elencando in ordine alfabetico (come un dizionario, appunto), un campionario di vocaboli ed espressioni che ci hanno inculcato, al punto da costringerci ad esprimerci come il Sistema impone. Parole sottili e impalpabili che hanno totalmente trasformato il mondo e la nostra vita, senza che neppure ce ne potessimo rendere conto. Un disegno “orwelliano” che di fatto resuscita il bolscevismo che credevamo defunto. Parole come “sostenibile”, “inclusivo”, “fluid”. Impossibile elencare la miriadi di termini citati e analizzati, vivisezionati da Facci (e non voglio togliere il piacere all’eventuale lettore di scoprirlo da sé); ma Facci, laicamente, affronta temi come l’ossessivo catastrofismo sul cambiamento climatico, la pretesa di manipolare la mente e la sessualità della gente fin dalla più tenera età; contesta concetti come “la fluidità sessuale”, il femminismo, il buonismo sull’accoglienza immigratoria, avverte del pericolo dell’islamizzazione, demitizza l’ossessione antirazzista, o quella contro il patriarcato, rivendica il diritto ai vizi, e alle perversioni, contesta il salutismo e le mode vegane. Insomma, al regime “politicamente corretto” che invade anche TV e cinema, arte e cultura, dove non ci può essere una sola parola fuori posto, Facci risponde nell’unico modo possibile, sfoderando un linguaggio (s)corretto, a tratti anche scurrile, che ci ricollega al principio di questo articolo, quando ho accennato che il vento forse sta cambiando o è già cambiato. Non è un caso infatti che il sottotitolo del libro di Facci sia “dalla Cancel Culture a Donald Trump”.

Che ci piaccia o meno, Trump, con i suoi metodi rozzi, sembra essere l’antidoto al regime “woke”. Perché non va dimenticato che il “woke” nasce dagli USA, da quel campo democratico progressista, al quale, troppo spesso, ha fatto sponda anche un certo “neocons” repubblicano. Trump non sta restaurando il “reaganismo”, non c’è nulla di “neolibeista” in lui (i dazi sono “protezionismo” e il protezionismo è il contrario del liberismo economico). Trump non è neppure il fascismo come paventano “da Sinistra” (la storia non si ripete mai allo stesso modo), ma, personalmente, tra i suoi pregi e i suoi difetti, continuo a preferirlo ai vari Clinton, Obama o Biden. Che Trump abbia ambizioni “imperialiste”, è palese, ma se le Sinistre occidentali hanno astutamente cavalcato l’onda Dem americana in questi ultimi decenni, sarebbe stolto per le Destre occidentali, non far altrettanto con il “trumpismo”. Tenendo la barra ben salda sull’italianità e sull’europeismo (dove per europeismo s’intenda un’auspicabile, futura, “Federazione degli Stati nazionali europei”), ma da qui occorre ripartire. Concludo citando un grave fatto accaduto quando il libro di Facci era già uscito nelle librerie: l’omicidio criminale di Charlie Kirk, un attivista e politico conservatore vero, puro, un “paleoconservatore”, sostenitore di Trump, contrario alle derive libertarie e antiproibizioniste del progressismo, assassinato da un vigliacco comunista che sui suoi proiettili aveva scritto “Ehi fascista! Prendi!” e “Bella Ciao”. Ecco, a questo è arrivato il “woke”; la dove si è trovato sbarrata la strada nel confondere la morale e l’intelletto dei giovani, è passato alla violenza terroristica e omicida. Occorre altro per capire da che parte stare?