CON RABBIA E CORAGGIO. Storia, stile e continuità del Veneto Fronte Skinheads

Set 18, 2026

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Agli occhi di chi è già familiare col percorso della scena skinhead italiana, Con rabbia e coraggio ha un pregio non scontato: riesce infatti a mettere ordine in quarant’anni di vicende spesso raccontate in modo frammentario, quando non apertamente e volutamente deformate. Federico Franzin ricostruisce la storia del Veneto Fronte Skinheads partendo dalle origini sottoculturali degli anni Ottanta e seguendone progressivamente l’evoluzione politica, musicale e comunitaria fino ai giorni nostri. Ne emerge un percorso complesso, fatto non soltanto di prese di posizione politiche, ma anche di appartenenze, relazioni personali, esperienze musicali, momenti di aggregazione e trasformazioni che hanno accompagnato il cambiamento della scena nel corso dei decenni.

La parte più riuscita è probabilmente quella dedicata agli anni delle origini: Caorle, Suffolk, Brest, le prime fanzine, i Peggior Amico, i rapporti con la scena britannica e la nascita di Ritorno a Camelot vengono inseriti nel loro contesto, evitando di giudicare gli anni Ottanta e Novanta con le categorie del presente. È un aspetto, questo, particolarmente importante, perché consente di leggere quelle esperienze alla luce dell’ambiente culturale e sottoculturale nel quale presero forma, distinguendo almeno in parte ciò che apparteneva alla dimensione estetica e musicale da ciò che sarebbe diventato, nel tempo, un orientamento politico più definito.

Il libro permette così di comprendere come una realtà nata essenzialmente intorno alla musica e a uno stile di vita si sia progressivamente evoluta in un’organizzazione strutturata, capace di attraversare repressioni giudiziarie, campagne mediatiche, lutti e profondi cambiamenti generazionali. Proprio la dimensione generazionale rappresenta uno degli elementi che emergono con maggiore evidenza dalla ricostruzione. Quarant’anni sono infatti un periodo sufficientemente lungo perché cambino persone, linguaggi, riferimenti culturali e modalità di militanza, mentre alcune memorie e alcune forme di appartenenza continuano a essere trasmesse nel tempo. Seguire questa continuità permette di cogliere anche le differenze tra le varie fasi della storia del VFS, senza ridurle a un’unica immagine immobile della scena. Le trasformazioni diventano così parte integrante del racconto: ciò che rimane costante e ciò che invece cambia contribuiscono entrambi a spiegare la sopravvivenza e l’evoluzione di una realtà così particolare.

Importante anche il materiale documentario: fotografie, volantini, articoli, fanzine e testimonianze dirette danno al volume un valore che va oltre la semplice narrazione. Non si tratta soltanto di elementi accessori o illustrativi, ma di materiali che aiutano a ricostruire un ambiente e una memoria altrimenti difficili da restituire. Chi conosce nomi, gruppi ed episodi ritroverà molti passaggi fondamentali della storia della scena; chi invece la conosce soltanto attraverso i giornali troverà elementi utili per comprenderne dall’interno linguaggi, dinamiche e riferimenti. Anche questo confronto tra fonti differenti rende il volume interessante, perché permette di affiancare alla rappresentazione pubblica della scena quella prodotta dai suoi stessi protagonisti.

Un altro merito del libro è quindi quello di non limitarsi alla cronaca degli avvenimenti, ma di provare a ricostruire una continuità. Episodi che, presi singolarmente, potrebbero apparire scollegati vengono ricondotti a un percorso più ampio, nel quale musica, politica, organizzazione e rapporti personali finiscono per intrecciarsi. È proprio questa prospettiva di lungo periodo a dare un senso alle diverse fasi della vicenda e a rendere leggibili anche le fratture, le difficoltà e i momenti di cambiamento che hanno segnato la storia del gruppo.

Il libro non pretende di essere neutrale, e sarebbe artificioso aspettarselo da un’opera così vicina al proprio oggetto di studio. Il suo valore sta piuttosto nell’offrire una ricostruzione organica di una vicenda che raramente era stata raccontata nella sua continuità storica e attraverso le fonti dei suoi stessi protagonisti. Questa vicinanza, naturalmente, rappresenta anche il principale elemento da tenere presente nella lettura: il volume va considerato per quello che è, cioè una ricostruzione interna e documentata di una specifica esperienza, più interessata a preservarne e ordinarne la memoria che a proporre una lettura distaccata o accademicamente neutrale.

Proprio per questo Con rabbia e coraggio può essere letto su più livelli. Per chi proviene dalla scena rappresenta innanzitutto un lavoro di memoria, capace di raccogliere e sistematizzare materiali e testimonianze che rischierebbero altrimenti di andare dispersi. Per chi osserva queste vicende dall’esterno, invece, costituisce una fonte utile per avvicinarsi a un mondo spesso conosciuto quasi esclusivamente attraverso la cronaca giudiziaria e politica. In entrambi i casi, il libro ha il merito di riportare al centro la dimensione storica, mostrando come una sottocultura non sia qualcosa di statico, ma un fenomeno che nel tempo cambia insieme alle persone che ne fanno parte e al contesto nel quale si sviluppa.

È soprattutto questo a rendere il volume interessante: non racconta soltanto quarant’anni di VFS, ma documenta un pezzo poco studiato della storia delle sottoculture politiche italiane ed europee, restituendone personaggi, musica, conflitti, trasformazioni e memoria collettiva.

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