In un’intervista1“A colloquio con Evola”, in I testi di Ordine Nuovo, Edizioni di Ar, Padova, 2001, pag. 122. rilasciata alla rivista Ordine Nuovo, alla domanda su di un possibile incoraggiamento al nichilismo, all’assenteismo, alla rinuncia ad ogni azione positiva nel mondo attuale, Julius Evola rispondeva nettamente: “Ha sconcertato il mio affermare che oggi non esiste nessun sistema politico, nessun rilevante schieramento o partito pel quale valga la pena impegnarsi sino in fondo: che tutto l’esistente va negato. Ma questa negazione e questo non-impegno non derivano dal non avere dei princìpi, ma proprio dall’averne; precisi, saldi e non suscettibili di compromessi”.
Dagli anni ‘60 – epoca dell’intervista – ad oggi, sono cambiate molte cose nello scenario politico, sociale ed economico, non solo nazionale ma globale, eppure quella risposta netta, affilata come un rasoio, suona ancora più attuale che mai. Le posizioni evocate dall’intervistatore prendono le mosse dal testo, edito qualche anno prima, intitolato Cavalcare la tigre2Julius Evola, Cavalcare la tigre, 1a ed. Vanni Scheiwiller, All’insegna del Pesce d’Oro, Milano, 1961; testo citato nell’articolo: VII ed., Edizioni Mediterranee, Roma, 2009.: un’opera fondamentale nel panorama dell’Evola “politico”, che non si limita a tracciare mere speculazioni filosofiche ma che anzi indica “linee di vetta su cui mantenersi”, rivolte specificatamente a quel «tipo di uomo differenziato», “quello che, come personalità, è in grado assumere un atteggiamento attivo, anziché passivo, di fronte a tutto ciò che in lui è istintualità, passione, impulso”, “colui che, almeno in parte, ha in sé quel principio che un’antica filosofia chiamò «il sovrano interiore», l’egemonikon”.
Partendo dal nichilismo europeo, dalla dissoluzione della morale, dal punto di arrivo cui era giunto Nietzsche, Evola va ben oltre: perché la volontà di potenza, in sé, è informe, a meno che non abbia una direzione interna, una unità essenziale, una dimensione della trascendenza. “Una linea di condotta”, scrive, “che in regime di dissoluzione conviene […] a colui che è l’erede dell’uomo del mondo della Tradizione, e in tale mondo mantiene le sue radici”. Senza risparmiare critiche all’esistenzialismo (un vicolo cieco) o agli ambiti della conoscenza, dell’arte e della musica, è nel dominio sociale che si rintracciano i riferimenti più interessanti: lo Stato e i partiti, il matrimonio, il rapporto tra i sessi.
Pertanto, per chi vive in una società a cui però sente di non appartenere, non resta dunque che cavalcare la tigre, dal detto orientale per cui chi sale sulla schiena dell’animale non può ricevere alcun nocumento da esso, ed anzi vi è la possibilità che, una volta stancata, la bestia possa anche essere domata. Non è quindi il voltare le spalle alla realtà nello stile di un anacoreta, nei fatti inutile e sterile: è piuttosto una posizione interna che trova massima espressione nell’apolitia3Sul punto è interessante richiamare il quaderno di testi evoliani n. 40 della Fondazione Julius Evola, “Apolitia. Scritti sugli orientamenti esistenziali, 1934-1973” a cura di R. Paradisi, edito da Controcorrente, Napoli, 2004. cioè nella “distanza interiore irrevocabile da questa società e dai suoi «valori»; è il non accettare di essere legati ad essa per un qualche vincolo spirituale o morale”, manifestando la rivolta e la non-adesione ad un mondo materiale, desacralizzato, oramai votato al nulla. L’individuo delineato da Evola, che non a torto sarà definito anarchico di Destra, non è il ribelle per moda o l’anti tout-court, ma è colui il quale può dire NO proprio perché, nonostante il caos intorno, sa mantenere un ordine interiore.

Dunque, si tratta di orientamenti esistenziali tesi a indirizzare non solo il pensiero ma anche l’azione, onde evitare “naufragi” e sbandamenti specie in quei giovani che, ai tempi, vivevano il clima di fuoco della contestazione. Si tratta, però, anche di un insegnamento da riprendere e su cui riflettere per i giovani di oggi che, in forma forse non dissimile a ieri, vivono comunque un’epoca di dissoluzione, di mancanza di riferimenti ed occultamento valoriale.




